Opera lirica Patrimonio dell’Umanità. In arrivo un documentario di Paola Settimini

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Uscirà a settembre il documentario dedicato all’Opera lirica, per la regia di Paola Settimini. Giornalista, autrice, già coregista del documentario storico ‘Il nome del padre’ e di ‘Bava puzzle’, direttrice artistica del La Spezia Film Festival, Paola Settimini spazia dal giornalismo al cinema.

D. Come nasce questo tuo nuovo lavoro? 
R. Ho sempre avuto la passione per il teatro di prosa ma mi sono avvicinata al mondo della lirica per casualità, innamorandomene immediatamente. È una forma d’arte poliedrica, la più completa perché comprende tutte le discipline, canto, recitazione, regia, scenografia, coreografia… Qualche anno fa è stata fatta la proposta all’Unesco per riconoscere l’Opera lirica Patrimonio dell’Umanità. Ho deciso di raccontare questo ed anche quello che Teatri e Fondazioni liriche mettono in pratica per avvicinare un pubblico più giovane e neofita a questa forma d’arte. È stato un progetto molto stimolante e posso dire che esistono realtà eccezionali, dalle opere ridotte per bambini all’Opera partecipata.

D. Perché è importante che l’Opera lirica venga riconosciuta Patrimonio dell’Umanità?
R. L’Opera è rappresentata, amata e apprezzata in tutto il mondo, da sempre, a tutte le latitudini, emoziona e arricchisce gli animi, va protetta e diffusa. Dietro le quinte vive un meraviglioso universo di professionisti e maestranze. Solo osservare loro al lavoro è già uno spettacolo.

D. Qual è la prima Opera a cui hai assistito e dove?
R. Fu Tosca allo Staatsoper di Vienna.

D. Ogni quanto vai all’Opera?
R. Ogni volta che posso e ovunque. Vivendo alla Spezia vado più spesso al Carlo Felice di Genova, bellissimo teatro d’opera e con un’acustica perfetta.

D. Qual è l’Opera che ami maggiormente?
R. Sono due: Otello e Macbeth, di Verdi.

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D. Pensi che la lirica andrebbe svecchiata?
R. Personalmente non sono d’accordo perché molto spesso, in tutti gli ambiti, svecchiare corrisponde a snaturare. L’Opera è sempre attuale, racconta i sentimenti degli uomini e sono sempre quelli: amore, odio, amicizia, gelosia, passione. Casomai occorre educare il pubblico all’ascolto, prepararlo alla visione. E ovviamente seminare tra le giovanissime generazioni. I bambini e i ragazzi, sempre curiosi e ricettivi, dovrebbero avere più accesso all’arte, alla musica, al teatro, al cinema. Ogni forma d’arte arricchisce l’anima e rende le persone migliori. (R.B.)