A Milano al Piccolo Teatro Strehler “Freud o l’interpretazione dei sogni”

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Dal 23 gennaio all’11 marzo 2018 al Piccolo Teatro Strehler di Milano, in prima nazionale assoluta, è in scena “Freud o l’interpretazione dei sogni”, di Stefano Massini, da Sigmund Freud, regia di Federico Tiezzi, con Fabrizio Gifuni nel ruolo di Freud e un cast di eccezione: Elena Ghiaurov, Giovanni Franzoni, Valentina Picello, Marco Foschi, Umberto Ceriani, Sandra Toffolatti, Michele Maccagno, Alessandra Gigli, Stefano Scherini, Nicola Ciaffoni, Debora Zuin, Bruna Rossi, David Meden (in ordine di apparizione).

“Il grido clandestino dei sogni”, di Stefano Massini: “Mi sono sempre sorpreso di come il teatro non abbia scoperto prima di me la potente vocazione scenica di questo trattato. Lo stesso Freud in fondo definiva la sua teoria onirica come una forma estremamente elaborata di drammaturgia: in comune con il teatro, i sogni hanno la necessità di un’ampia gamma simbolica, la possibilità di condensare immagini, l’abilità per una gestualizzazione di concetti e di stati d’animo, per non parlare dell’utilizzo demistificante dell’ironia. Insomma, nell’ingranaggio dei sogni cogliamo il nucleo del linguaggio teatrale, la sua intrinseca umanità. A questo si aggiunga il fascino di un libro in cui i sogni vengono trattati come degli enigmi da sciogliere, ricostruendo ogni volta un alfabeto critico e svelando le metafore sulla base del vissuto esperienziale del sognatore: sette anni fa – quando iniziai a lavorare su questo storico volume – trovai che un simile catalogo di umanissimi rebus fosse un portentoso materiale da tradurre in forma scenica. Freud rivela in ogni essere umano un portatore di contraddizioni. Questo è il punto di partenza del suo discorso sui sogni: ognuno di noi vive il conflitto fra una vita voluta e una vita vissuta. La frustrazione del non essere ciò che si vorrebbe – piegati come siamo ai piccoli grandi compromessi della società borghese – alimenta in noi un profondo discorso su attitudini tradite e volontà represse, la cui manifestazione ha luogo in forma di immagini perché proibito da una coscienza guardiana. Ecco, l’interesse per questo grido clandestino nasce dalla percezione della sua drammaticità, dalla consapevolezza di una dialettica interiore ardita, in cui ognuno di noi è vittima e carnefice negli omicidi quotidiani dei propri desideri. Freud nel libro dedica pochissimo spazio alla descrizione dei suoi sognatori. Si può dire anzi che essi vengano a mala pena citati. Né tantomeno ci viene raccontato il dialogo maieutico che condusse a decrittare il rebus di ogni sogno. Io mi sono inserito – come spesso avviene – in questa lacuna dell’originale (se vogliamo in una intercapedine del testo), ricostruendo arbitrariamente il percorso di scavo induttivo-deduttivo con cui Freud giunse a formulare i capisaldi della propria teoria. Ogni paziente (ogni caso, dunque ogni sogno) costituisce a suo modo nello spettacolo un gradino progressivo nel tentativo di mettere a punto una tecnica di analisi del sogno. Ho spesso unito quelli che nell’originale erano sogni diversi, creando una decina di casi simbolo, ognuno necessario per sviluppare una parte del discorso, aggiungendo poi – nei passaggi chiave – l’autoanalisi di alcuni famosi sogni di Freud stesso. Ripeto: il procedimento è scientifico, si tratta di acquisire sempre più elementi necessari per impossessarsi di un linguaggio oscuro. È come la decrittazione dei geroglifici attraverso la Stele di Rosetta.” (R.B.)

Fabrizio Gifuni e il regista Federico Tiezzi