“L’ELISIR D’AMORE” alla Scala

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Stagione d’opera e balletto 2014~2015

21, 23, 28 settembre – 3, 5, 10, 15, 17 ottobre 2015

L’ELISIR D’AMORE

opera comica in due atti
di GAETANO DONIZETTI
su libretto di Felice Romani

(Edizione critica a cura di A. Zedda; Casa Ricordi, Milano)

Prima rappresentazione: Milano, Teatro della Cannobiana, 12 maggio 1832

Produzione Teatro alla Scala

Direttore FABIO LUISI

PIETRO MIANITI (10 e 17 ottobre)

Rivisitazione scenica e regia GRISCHA ASAGAROFF

Scene e costumi TULLIO PERICOLI

Luci HANS RUDOLF KUNZ

Personaggi e interpreti principali

Adina​Eleonora Buratto
Nemorino​Vittorio Grigolo (settembre) / Atalla Ayan (ottobre)
Belcore​Mattia Olivieri
Dulcamara​Michele Pertusi
Giannetta​Bianca Tognocchi

CORO E ORCHESTRA DEL TEATRO ALLA SCALA

Maestro del Coro BRUNO CASONI

Date:

Lunedì 21 settembre 2015 ore 20 ~ turno A
Mercoledì 23 settembre 2015 ore 20 ~ turno B
Lunedì 28 settembre 2015 ore 20 ~ turno C
Sabato 3 ottobre 2015 ore 20 ~ fuori abbonamento
Lunedì 5 ottobre 2015 ore 20 ~ turno E
Sabato 10 ottobre 2015 ore 20 ~ turno N
Giovedì 15 ottobre 2015 ore 20 ~ turno D
Sabato 17 ottobre 2015 ore 20 ~ turno G La Scala UNDER30

Prezzi: da 210 a 13 euro
Infotel 02 72 00 37 44
www.teatroallascala.org

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                                                                          L’OPERA IN BREVE

di Claudio Toscani
dal programma di sala del Teatro alla Scala

Fu nei primi mesi del 1832 che l’impresario Alessandro Lanari, avendo ottenuto in appalto il Teatro della Canobbiana di Milano, chiese a Donizetti di comporre un’opera comica per la stagione in corso. E fu ancora Lanari a suggerire, dati i tempi stretti, di ricavare il soggetto da un libretto francese già pronto, scritto da Eugène Scribe per un opéra-comique di Daniel Auber: si trattava di Le philtre, che era stato da poco rappresentato a Parigi con successo, e che sarebbe rimasto poi in repertorio nella capitale francese fino al 1862. Il librettista Felice Romani, ingaggiato per l’occasione, fece opera di traduzione quasi letterale; malgrado ciò, seppe approntare un libretto di ottima fattura, oltrepassando di molto, nel risultato, l’originale. Donizetti compose l’opera velocemente, secondo le sue abitudini: la sera del 12 maggio 1832 L’elisir d’amore approdò alle scene della Canobbiana, con esito eccellente.
Il successo dell’opera stupì lo stesso compositore, che proprio in quegli anni seguiva altre vie. Il pirata di Bellini alla Scala nel 1827 aveva lanciato la voga dei soggetti tragici e delle passioni esasperate, dando voce all’incipiente gusto romantico che a quell’epoca, nell’Italia del Nord, si diffondeva anche tra il pubblico del teatro d’opera. Donizetti, al quale i nuovi soggetti “romantici” erano particolarmente congeniali, aveva suscitato l’entusiasmo del pubblico milanese con Anna Bolena nel 1830, e nel decennio successivo si sarebbe dedicato soprattutto all’opera seria a vocazione tragica. Il mutamento generale nel gusto e nello stile del linguaggio melodrammatico metteva in crisi il genere comico, sin quasi a causare la scomparsa di una tradizione gloriosa, che attraverso Piccinni, Paisiello, Cimarosa aveva toccato l’apice, in tempi recenti, con Rossini. Il passaggio ai drammi tragici e a fosche tinte, nei quali irrompeva con forza l’elemento passionale, richiedeva la massima coerenza nello sviluppo psicologico dei personaggi: tutto ciò era incompatibile con la sostanziale indifferenza emotiva del tradizionale teatro comico. L’opera buffa, con la stereotipia dei suoi caratteri e delle sue situazioni, parve di colpo obsoleta e antirealistica, e per questo condannata all’oblio.
Ma fu proprio L’elisir d’amore a raccogliere la sfida lanciata dall’opera seria, mostrando all’opera buffa la via del rinnovamento e sottraendola alle secche dell’inverosimiglianza. Già Romani nella preparazione del libretto aveva puntato, più che sull’arguzia e sulla civetteria della fonte francese, su personaggi umani, dotati di uno spessore sentimentale autentico. L’implorazione di Nemorino “Adina, credimi” nel finale primo, la sua romanza “Una furtiva lacrima”, l’aria di Adina “Prendi, per me sei libero” (tutte assenti nel libretto di Scribe) corrispondono a un pathos reale, non a una raffigurazione stilizzata delle emozioni. Donizetti, in questi luoghi, bilancia l’elemento comico con un sentimento di malinconia penetrante. E la risoluzione del conflitto non è affidata, come nella tradizione comica, all’inganno o a una combinazione fortuita di eventi: bensì a un fattore ben più “umano”, cioè al riconoscimento, da parte di Adina, del valore, dell’onestà e della costanza di Nemorino. Ai meccanismi tradizionali (ai quali anche Donizetti, sino a quel momento, si era attenuto: le sue opere buffe precedenti seguono il modello rossiniano) L’elisir d’amore sostituisce, grazie all’immissione dell’elemento sentimentale e all’umanizzazione dei personaggi, una personale rielaborazione dello stile comico.
Un’impostazione del genere richiede caratteri perfettamente coerenti, e tipologie melodiche che ne evidenzino i tratti personali. Se Belcore, il soldato sbruffone che si esprime sempre per metafore militaresche, e Dulcamara, il ciarlatano dalla faccia tosta che abbindola gli ingenui campagnoli, sono personaggi tradizionali del teatro comico, Adina e Nemorino mostrano tratti di ben altra modernità. Adina evolve dall’indifferenza per Nemorino al dispetto nel vederlo corteggiato, cambia d’animo quando ne accerta la nobiltà di cuore e la sincerità d’affetto, approda all’amore spontaneo: è dunque personaggio complesso, lontano dalle maschere inamovibili della commedia dell’arte.

L’evoluzione dalla ragazza volubile e capricciosa alla donna innamorata trova perfetta corrispondenza nel passaggio dalle fioriture di “Chiedi all’aura lusinghiera” alla cantabilità malinconica di “Prendi, per me sei libero”. Ma anche Nemorino evolve: l’“idiota”, qual si definisce all’esordio, si lascia alle spalle la stupidità e prende coscienza di sé in virtù del suo sentimento. I segni del rinnovamento promosso dal melodramma romantico, qui, sono particolarmente evidenti: il canto spianato del tenore nel registro centrale sostituisce il canto d’agilità e le formule ornamentali rossiniane. Assenti, del pari, i sospiri tenorili stilizzati, alla maniera del Conte d’Almaviva, le cui parentesi lirico-effusive vengono a inserirsi in un gioco compiaciuto: Nemorino esprime una tenerezza autentica, una vena sentimentale schietta.
Gli accenti elegiaci, la forte carica emotiva erano atipici nella storia dell’opera buffa. L’elisir d’amore, a questo riguardo, è imparentato col genere semiserio, quello che discende dalla Nina di Paisiello e dalle pièces larmoyantes di fine Settecento: vi rimandano l’ambientazione villereccia, la vena sentimentale e altro ancora. Molte le coincidenze con La sonnambula di Bellini, che al Carcano di Milano aveva trionfato undici mesi prima: a cominciare dalla felice vena melodica, dalla quale sgorgano canti fluidi e limpidi. Entrambe costituiscono una sorta di idillio romantico, una favola pastorale attualizzata e privata di ogni stilizzazione arcadica. E come La sonnambula trascende il genere serio, L’elisir d’amore trascende quello comico.

IL SOGGETTO

a cura di Claudio Toscani
dal programma di sala del Teatro alla Scala

Primo atto

L’ingresso d’una fattoria.
In un villaggio dei paesi baschi i mietitori trovano riparo dalla calura estiva all’ombra di un grande albero (preludio e coro d’introduzione “Bel conforto al mietitore”). Adina, bella e ricca fittavola, se ne sta in disparte leggendo un libro; Nemorino, giovane contadino che di lei è innamorato, l’osserva da lontano e si dispera perché non sa come far breccia nel suo cuore (cavatina “Quanto è bella, quanto è cara”). Adina è invitata dai contadini, incuriositi, a leggere ad alta voce; messasi in mezzo a loro, legge la storia di Tristano e Isotta, innamoratisi grazie alla virtù di un filtro magico (cavatina “Della crudele Isotta”). Tutti, naturalmente, vorrebbero conoscere la ricetta del magico elisir. Il rullo di un tamburo annuncia l’arrivo di una guarnigione di soldati, guidata dal sergente Belcore che offre un mazzo di fiori a Adina, le fa la corte e le chiede di sposarlo sul momento (cavatina “Come Paride vezzoso”).Adina, lusingata e divertita, si lascia corteggiare con civetteria, ma non ha certo fretta di accogliere le sue richieste. Allontanatosi Belcore, Nemorino che ha osservato la scena con disperazione, dichiara alla bella il suo amore; Adina lo respinge ancora una volta, dichiarandosi troppo capricciosa per impegnarsi seriamente, e tenta invano di dissuadere il giovane dall’amarla (duetto “Chiedi all’aura lusinghiera”).

Piazza nel villaggio.
Una tromba annuncia l’arrivo del dottor Dulcamara, un abile imbonitore ambulante che giunge su una carrozza dorata e offre agli abitanti del villaggio, accorsi intorno a lui, un farmaco miracoloso, un elisir capace di porre rimedio a tutti i mali (coro e cavatina “Udite, udite, o rustici”). Tutti si precipitano ad acquistare il prezioso liquore. Dopo che la folla si è dispersa, Nemorino si accosta al dottore e gli chiede se sia in possesso dell’elisir che fece innamorare, un tempo, Isotta e Tristano (scena e duetto “Voglio dire… lo stupendo”). Per uno zecchino Dulcamara gli consegna una bottiglia di “bordò”, spacciandola per l’elisir d’amore; ma precisa che il suo effetto non è immediato: occorre infatti attendere ventiquattr’ore (giusto il tempo, per lui, di prendere il largo). L’ingenuo Nemorino, estasiato, beve l’elisir, persuaso, che presto Adina s’innamorerà di lui. La ragazza si avvicina, vede Nemorino in preda a una leggera ebbrezza e si stupisce per l’indifferenza che affetta nei suoi riguardi: la vanità ferita le ispira allora propositi di vendetta (scena e duetto “Esulti pur la barbara”). Torna Belcore e rinnova alla bella la sua proposta di matrimonio. Adina, indispettita per l’atteggiamento di Nemorino, accetta: sposerà il sergente tra sei giorni. Nemorino non se ne preoccupa: sa infatti che l’indomani l’elisir produrrà il suo effetto (terzetto “In guerra ed in amore”). Ma giunge per Belcore l’ordine di lasciare il villaggio coi suoi soldati: Adina decide allora di affrettare il matrimonio e di sposare il sergente quel giorno stesso (finale primo). Nemorino tenta di convincerla ad attendere almeno l’indomani; Belcore, irritato, minaccia il giovane contadino, sinché Adina pone fine all’incresciosa situazione invitando tutti a casa sua, per festeggiare con un banchetto le nozze imminenti.

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L’elisir d’amore atterra alla Scala

Dopo la recita straordinaria a Malpensa giovedì 17 settembre il capolavoro di Donizetti diretto da
Fabio Luisi arriva al Teatro alla Scala per otto serate, quattro delle quali già tutte esaurite.

L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti torna alla Scala per otto recite dal 21 settembre all’8 ottobre dopo la recita speciale all’aeroporto di Malpensa trasmessa da Rai5, ARTE e Televisione Svizzera RSI, e quattro date sono già esaurite (per la precisione sulla data del 28 sono disponibili 4 posti in palco).
Decollato da Malpensa, L’elisir ha molti motivi di interesse: la direzione di un Maestro come Fabio Luisi, le scene fantasiose e poetiche di un grande del disegno come Tullio Pericoli, la regia di Grischa Asagaroff e un cast tutto italiano in cui le migliori voci trentenni (Vittorio Grigolo come Nemorino, Eleonora Buratto come Adina, Mattia Olivieri come Belcore e Bianca Tognocchi come Giannetta) si confrontano con l’esperienza di Michele Pertusi (Dulcamara).

Alla Scala si trovano riuniti lo scenografo Tullio Pericoli e il regista Grischa Asagaroff, cui Alexander Pereira aveva commissionato l’edizione originale dello spettacolo andata in scena all’opera di Zurigo nel 1995 con la direzione di Nello Santi. Le scene di Pericoli sono state poi riprese alla Scala nel 1998 e nel 2001 con la regia di Ugo Chiti, mentre l’ultima apparizione dell’Elisir alla Scala risale all’ottobre 2010 con l’allestimento firmato da Laurent Pelly e ispirato al neorealismo italiano.

Eleonora Buratto (Adina), nata a Mantova, condivide con Vittorio Grigolo il sostegno di Luciano Pavarotti negli anni di formazione. Vincitrice del Concorso “Adriano Belli” del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto, lavora spesso con Riccardo Muti (Demofoonte di Jommelli, I due Figaro di Mercadante, Simon Boccanegra e Falstaff di Verdi, Don Pasquale di Donizetti in teatri italiani ed esteri) oltre che con maestri del calibro di Ottavio Dantone, Daniele Gatti, Gianandrea Noseda, Zubin Mehta. Tra i suoi prossimi impegni: Micaela nella Carmen al Teatro San Carlo di Napoli, il debutto al Metropolitan di New York come Norina nel Don Pasquale, Alice in Falstaff a Chicago, la Contessa nelle Nozze di Figaro a Amsterdam, Mimì nella Bohème a Zurigo e a Barcellona.

Vittorio Grigolo (Nemorino). Con Elisir il tenore aretino è al suo terzo ruolo scaligero nel 2015, dopo il grande successo di Lucia di Lammermoor e La bohème e in attesa del Duca di Mantova nel Rigoletto in scena in gennaio. Si è esibito nei maggiori teatri del mondo, da New York e Washington a Londra, Parigi e Berlino, oltre che in Austria, Svizzera e Spagna. Tra le opere interpretate di recente: Faust e Romeo e Giulietta di Gounod, Manon di Massenet, Don Carlo di Verdi, Les Contes d’Hoffmann di Offenbach, Lucrezia Borgia di Donizetti, La traviata, Il corsaro e Rigoletto di Verdi, Gianni Schicchi di Puccini.

Mattia Olivieri (Belcore). Nato a Sassuolo, dopo gli studi a Bologna e a Fermo inizia nel 2008 la carriera in teatri e festival italiani, lavorando tra l’altro con il direttore Michele Mariotti e i registi Henning Brockhaus e Damiano Michieletto. Nel 2012 è Dulcamara ne L’elisir d’amore al Sarzana Opera Festival e Don Prudenzio nel Viaggio a Reims per l’Accademia Rossiniana di Pesaro. Fa parte del Centre de Perfeccionament di Valencia, dove ha cantato tra l’altro La Bohème (Schaunard) sotto la direzione di Riccardo Chailly. Tra i suoi impegni più recenti: Crispino e la comare (Fabrizio) a Martina Franca, La Bohème (Schaunard) a Sao Paulo, Don Giovanni a Palermo, Così fan tutte (Guglielmo) e Il barbiere di Siviglia (Figaro) a Nizza, Carmen (Escamillo) al Carlo Felice di Genova, L’elisir d’amore (Belcore) a Cagliari.

Michele Pertusi (Dulcamara). Nato a Parma, ha studiato canto con Arrigo Pola e Carlo Bergonzi, perfezionandosi poi con Rodolfo Celletti. Raffinato interprete di un vasto repertorio (da Rossini a Bizet, da Mozart a Verdi, da Paisiello a Tutino), calca tutti i maggiori palcoscenici del mondo collaborando con i più grandi direttori d’orchestra: Barenboim, Bychkov, Chailly, Davis, Gatti, Jurowski, Levine, Mehta, Muti, Pappano – oltre a Giulini e Solti. È regolarmente presente nei cartelloni del Teatro alla Scala, dove ha cantato Il turco in Italia (1997), Le nozze di Figaro (1997), Lucrezia Borgia (1998 e 2002), Nina ossia la pazza per amore (1999), Don Giovanni (1999), La Sonnambula (2001), L’Italiana in Algeri (2003 e 2011), Vita (2003), Les Contes d’Hoffmann (2004), Attila (2011), Don Pasquale (2012), Oberto, conte di San Bonifacio (2013), Così fan tutte (2014). Il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano lo ha insignito della Medaglia d’Oro come Benemerito della Cultura. Tra i riconoscimenti e premi che Pertusi ha meritato: il “Rossini d’Oro” dal Festival di Pesaro, dove ha raccolto numerosi successi, il “Franco Abbiati”, il Gramophone Award (Il turco in Italia diretto da Riccardo Chailly) e il Grammy Award (Falstaff diretto da Colin Davis).

Bianca Tognocchi (Giannetta). Nata a Como, si diploma al Conservatorio di Milano. Vincitrice di diversi concorsi, nel 2010 partecipa a diverse produzioni As.Li.Co. presso i teatri del Circuito Lirico Lombardo: è Barbarina nelle Nozze di Figaro, Annina ne La traviata, Papagena nel Flauto magico, Ninetta ne La finta semplice. Dal 2012 collabora con i Tiroler Festspiele di Erl diretti da Gustav Kuhn. Ha cantato in diversi teatri italiani nei ruoli di Serpina (La serva padrona di Pergolesi), Livietta in Livietta e Tracollo di Pergolesi, Fanny (La cambiale di matrimonio di Rossini), Giannetta ne L’elisir d’amore di Donizetti, Nano Sabbiolino e Fata (Hänsel e Gretel di Humperdinck), Nannetta (Falstaff con Riccardo Muti alla Italian Opera Academy). Tra i suoi prossimi impegni, La scala di seta al Ponchielli di Cremona e al Donizetti di Bergamo.