LA TRAGEDIA DEL VENDICATORE di Thomas Middleton regia Declan Donnellan- Teatro Argentina di Roma dal 23 gennaio

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La tragedia del vendicatore di Thomas Middleton drammaturgia e regia Declan Donnellan versione italiana Stefano Massini scene e costumi Nick Ormerod luci Judith Greenwood, Claudio De Pace musiche originali Gianluca Misiti con Ivan Alovisio, Alessandro Bandini, Marco Brinzi, Fausto Cabra, Martin Ilunga Chishimba, Christian Di Filippo, Raffaele Esposito, Ruggero Franceschini, Pia Lanciotti, Errico Liguori, Marta Malvestiti, David Meden, Massimiliano Speziani, Beatrice Vecchione regista assistente Francesco Bianchi collaboratore movimenti di scena Alessio Romano coproduzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa | ERT – Emilia Romagna Teatro Fondazione. Foto © Masiar Pasquali

Dal 23 gennaio al 3 febbraio al Teatro Argentina debutta LA TRAGEDIA DEL VENDICATORE di Thoman Middleton, per la regia di Declan Donnellan che, dopo il successo delle sue geniali messe in scena di testi shakespeariani come CymbelineMacbeth e Racconto d’inverno, dirige per la prima volta una produzione in lingua italiana.

Testo pubblicato anonimo nel 1606 e rimasto a lungo senza padre fra censure e attribuzioni errate, La tragedia del vendicatore ha ritrovato il suo legittimo autore soltanto una ventina di anni fa, senza però aver perso nemmeno un grammo di quella carica eversiva che viene oggi pienamente restituita dalla messa in scena di Donnellan. Sul palcoscenico un connubio di intrighi, corruzione, lussuria, narcisismo e brama di potere sullo scenario di una corte del Seicento spaventosamente contemporanea.

Contemporaneo di Shakespeare – di sedici anni più giovane del Bardo – Thomas Middleton attribuisce ai personaggi della sua pièce nomi “parlanti”, così da connotarne fin da subito il ruolo e il comportamento. LA TRAGEDIA DEL VENDICATORE è il racconto di una vendetta, quella di un giovane pronto a tutto pur di fare giustizia sulla morte di una giovane donna assassinata da un Duca.

Maestro della regia shakespeariana, Declan Donnellan ci trasporta in un mondo di azione incessante e trascinante ambientato in una delle tragedie più cupe, violente e grottesche dell’autore cinquecentesco. «Middleton e Shakespeare – spiega Donnellan – si affermarono in una Londra teatro di cambiamenti dirompenti. Era un tempo di boom economico e bancarotta, dominato da un disagio sociale destinato a sfociare nella rivoluzione che avrebbe, alla fine, completamente distrutto il contesto culturale dei due autori. Leggendo Middleton si percepisce una minaccia incombente, che cresce come un tumore invisibile fino a scoppiare, alimentata dal rancore e dall’ingiustizia. Ci parla di un governo corrotto, invischiato in loschi affari, di un popolo che si compra al prezzo dei beni di consumo. Descrive una società ossessionata dal sesso, dalla celebrità, dalla posizione sociale e dal denaro, dominata dal narcisismo e da un bisogno compulsivo di auto rappresentarsi per convincere gli altri – ma soprattutto se stessi – di essere buoni e belli. All’epoca l’Italia – conclude Donnellan – era un luogo proibito che ben pochi inglesi avrebbero visitato. L’Europa cattolica rappresentava, per gli Inglesi protestanti, un altrove simile a quel che la Russia sovietica incarnava quando eravamo ragazzi: era il potenziale invasore, latore di un’ideologia perniciosa». Ad un ritmo forsennato si svolge sul palco un inferno di punizioni, stupri, mutilazioni e omicidi, nel nome del culto del denaro, del sangue e del sesso.

Sinossi LA TRAGEDIA DEL VENDICATORE:

In una non meglio precisata corte italiana, Vindice e Ippolito, figli di Graziana e fratelli di Castiza, si incontrano davanti al Palazzo del Duca. Vindice – come dice il nome – desidera vendicare a qualunque prezzo la morte della promessa sposa Gloriana, stuprata e avvelenata dal Duca poco prima delle nozze.

Vindice si traveste da Piato – Vindice domanda a Ippolito, che è valletto di Lussurioso, il figlio maggiore del Duca, di introdurlo a corte così da porre in atto il piano. Ippolito gli svela che il padrone gli ha chiesto di procurargli un individuo losco e viscido per un affare da concludere. Vindice coglie l’occasione: si traveste e si presenta a corte sotto le spoglie di un mellifluo personaggio di nome Piato.

Il processo a Junior – Junior, figlio minore della Duchessa e figliastro del Duca, è processato e condannato per aver stuprato la moglie di un nobile cortigiano. I fratelli Ambizioso e Supervacuo gli promettono soccorso. La Duchessa, nel frattempo, seduce il figliastro Spurio.

L’infame progetto di Lussurioso – Ippolito introduce Vindice/Piato a corte. Lussurioso gli confida di voler sedurre la vergine Castiza, sorella di Ippolito. Vindice/Piato è disgustato, essendo Castiza anche sua sorella, ma asseconda Lussurioso.

Sorella casta e madre snaturata – Sempre irriconoscibile per il travestimento, Vindice/Piato si reca a casa, dove suscita lo sdegno di Castiza, per nulla disposta a cedere a Lussurioso; all’opposto, convince la madre Graziana ad accettare i doni del giovane erede al trono e a far pressioni sulla figlia perché cambi idea. L’atteggiamento di Graziana turba Vindice.

Lussurioso è ingannato – Tornato a corte, Vindice/Piato riferisce il parziale successo e, con l’aiuto di Ippolito, convince Lussurioso a fare irruzione nella camera del Duca dove, a suo avviso, si sta consumando il tradimento della Duchessa con Spurio. In realtà, chi giace con la Duchessa è il Duca, che ordina di imprigionare immediatamente Lussurioso per tradimento e di farlo giustiziare.

Prima parte della vendetta: l’assassinio del Duca – Vindice/Piato e Ippolito attirano il Duca in una trappola, lo torturano e lo uccidono, vendicando Gloriana.

La commedia degli equivoci – Per un errore nella ricezione degli ordini, Junior è giustiziato al posto di Lussurioso. Ambizioso e Supervacuo, che si sono recati all’uscita del carcere per dare il benvenuto in libertà al fratello minore, assistono al rilascio di Lussurioso sano e salvo, mentre viene loro consegnata la testa decapitata di Junior. Tornato a corte, Lussurioso si lamenta con Ippolito che il ruffiano da lui procurato lo ha quasi condotto alla morte. Di rimando Ippolito gli presenta Vindice, questa volta nei panni di se stesso: entrambi sono incaricati da Lussurioso di scovare Piato, cosa assai bizzarra, dal momento che Vindice e Piato sono la stessa persona…

Il castigo di Graziana – Vindice e Ippolito tornano a casa per punire Graziana. In un confronto molto serrato, ottengono che la madre riconosca la propria incresciosa condotta e torni a essere quella di sempre. Anche Castiza la metterà alla prova, ma si vedrà che la virtù di entrambe è ora ben salda.

Lussurioso diventa Duca – Vindice e Ippolito convincono Lussurioso di aver trovato Piato: in realtà è il cadavere massacrato del Duca che i due hanno “truccato” da Piato. Lussurioso, ignaro di cosa i due abbiano fatto, attribuisce a Piato l’omicidio del padre e coglie immediatamente l’occasione per insediarsi sul trono. Per prima cosa esilia la Duchessa, cui Ambizioso e Supervacuo, ma anche Spurio, voltano le spalle.

La vendetta si compie ma travolge anche Vindice – Vindice e Ippolito danno il via a una sorta di sabba infernale, in cui tutti uccidono tutti. Vindice ha ottenuto quel che cercava, ma la sua sete di vendetta lo conduce alla morte e travolge anche Ippolito.

TEATRO DI ROMA _ Teatro Argentina_ Largo di Torre Argentina, Roma

Biglietteria: 06.684.000.311/314 www.teatrodiroma.net

Biglietti: da 40€ a 13 €

Orari spettacoli:

prima ore 19 

martedì e venerdì ore 21

mercoledì e sabato ore 19 _ giovedì e domenica ore 17