Intervista al regista Valerio Mieli

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Valerio Mieli, nato a Roma nel 1978 da madre francese e padre italiano, si laurea in filosofia della scienza e inizia poi la carriera universitaria, che lascia nel 2004 per dedicarsi al cinema e alla fotografia. Frequenta la New York Film Academy e il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, dove si diploma in regia.

Nel 2009 scrive il romanzo “Dieci inverni”, da cui trae un film, interpretato da Isabella Ragonese e Michele Riondino, storia di due ragazzi che si incontrano a Venezia e non riescono ad amarsi subito, ma si rincorrono per poi ritrovarsi da adulti. Il film partecipa a numerosi festival e frutta al regista il Nastro d’Argento e il David di Donatello per il miglior regista esordiente.

Michele Riondino, Valerio Mieli e Isabella Ragonese

Valerio, cosa
ne pensi della situazione attuale del cinema italiano?
E’ una domanda molto complessa.
Nell’ultimo periodo la situazione è peggiorata, la gente va meno al cinema e
inoltre, essendo peggiorata anche la situazione italiana in generale, il cinema
ne risente. Io non sono molto ottimista. La cosa che più manca è una maggiore
pluralità di soggetti che possono investire.

E per quanto riguarda gli sbocchi della nostra produzione?
In Italia abbiamo il cinema e la
televisione, che spesso non è di alto livello. Per quanto riguarda il cinema
sarebbe auspicabile fare più film pensati per l’estero e più coproduzioni. Per
la televisione fare più prodotti di livello cinematografico, come si fa già
negli Stati Uniti e in Inghilterra. Poi magari fare più opere per il web.
Inoltre manca l’attenzione allo sviluppo.
Cioè?
Cioè la prima parte, la scrittura
del film, che è fondamentale. Quando si ha una storia ben scritta è relativamente
difficile fare un brutto film, mentre invece c’è poca attenzione a questa
parte, pochi investimenti… e le cose non stanno cambiando.
Cosa suggerisci quindi?
La crisi dell’ultimo periodo può
essere una cosa molto negativa ma potrebbe anche dare l’impulso a cambiare le
cose.
Tutto sommato negli ultimi anni il
cinema italiano non è andato male: l’Italia è uno dei pochi paesi europei che
ogni anno piazza al box-office parecchi film di produzione nazionale.
Mi piacerebbe però che ci fossero
film un po’ diversi: è sempre più netta la differenza tra i film pensati per
incassare e i film pensati per andare ai festival…e di questi se ne fanno
sempre meno.
In altri paesi, vedi Francia e
Stati Uniti, si fanno invece film molto belli ma nello stesso tempo molto
commerciali, mentre da noi un film per fare tanti soldi deve essere una cosa
semplice, mentre il film d’autore è un qualcosa di nicchia, che vedono in
pochi: io spero che questo cambi.
Quali sono i tuoi progetti?
Non posso scendere troppo nel
dettaglio, ma ho deciso di girare un film in Francia.
“Dieci inverni” era uscito in
Francia, era andato bene e mi hanno proposto di fare un film lì, con un
produttore italiano ma il film sarà un film francese, anche se interpretato da
attori di varie nazionalità.
 

Il manifesto francese di “Dieci inverni”
Che genere di film sarà?
Una commedia, un po’ nel genere di
“Dieci inverni” ma con dentro delle cose un po’ più dure. Io sono per metà
francese e quindi è abbastanza naturale per me.
E in Italia?
In parallelo sto pensando a delle
cose per l’Italia. La difficoltà è trovare un compromesso per riuscire a fare
il film che si vuole fare senza rinunciare troppo alla libertà.
A che punto è il tuo progetto francese?
Stiamo finendo la stesura del
film. Ci vorrà ancora un po’ di tempo, poi bisognerà cercare il cast.
Hai giù pensato a qualcuno per il cast?
Sì, ma per ora è tutto nella mia
testa. (R.Bocchi)