iL TEATRO ANTICO ALLA SAPIENZA DI ROMA CON “LE COEFORE” di Eschilo 18 E 19 LUGLIO ALLE 18,30

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Mercoledì 18 e giovedì 19 luglio alle 18,30  nel cortile del Dipartimento di Matematica  della Sapienza di Roma va in scena il nuovo progetto di Theatron, che quest’anno mette in scena “Le Coefore” di Eschilo,  uno spettacolo ideato e diretto da Adriano Evangelisti.

Il progetto Theatron – Teatro Antico alla Sapienza, ideato e coordinato da Anna Maria
Belardinelli, docente di Filologia Classica presso la Sapienza Università di Roma, dal 2010
produce traduzioni di testi teatrali antichi su cui si basano le relative rappresentazioni. gli anni precedenti gli studenti si sono misurati con  l’Agamennone di Eschilo nell’anno accademico 2013-2014, le Troiane di Euripide (2014-2015), l’Ippolito di Euripide (2015 -2016), le Tesmoforiazuse di Aristofane (2016-17).
Theatron consta di due laboratori: uno di traduzione, cui partecipano gli studenti del Corso di Magistrale in Filologia, Letterature e Storia del Mondo Antico, e uno di messa in scena, cui partecipano gli studenti iscritti alle diverse Facoltà che animano la Sapienza. La traduzione, che si basa su un rigoroso lavoro di critica testuale, di esegesi e di ricostruzione
drammaturgica dell’opera in programma, viene “messa alla prova” e trova conferma della sua validità nel laboratorio di messa in scena. Il lavoro svolto dal laboratorio di traduzione consiste quindi nel riarticolare un testo teatrale antico in vista di una comunicazione rivolta, in primo luogo, agli studenti del laboratorio di messa in scena per lo più provenienti da differenti esperienze scolastiche e, talora, estranei alla lingua e alla cultura antica; poi, ad un pubblico di spettatori, lontano, nel tempo e nello spazio, dal testo tradotto e rappresentato. Lo spirito di Theatron, dunque, si fonda sulla comunicazione, che, creando una forte sinergia tra i due laboratori, ricostruisce la vera natura del teatro antico, dove un dramma veniva messo in scena in una dimensione di coralità e di fruizione, non elitaria, ma collettiva.
Ai laboratori di Theatron possono partecipare, oltre agli studenti, dipendenti e docenti della
Sapienza che rispondono a un bando pubblicato annualmente sul sito della Sapienza stessa.
Per il laboratorio di traduzione, diretto da Anna Maria Belardinelli, tutti i partecipanti vengono selezionati attraverso un colloquio che ne attesti le competenze linguistico-filologiche; per il laboratorio di messa in scena, la cui direzione artistica è a cura di Adriano Evangelisti, la selezione dei candidati avviene attraverso un’audizione che ne verifichi le esperienze di recitazione, regia, scenografia, illuminotecnica, costumistica, canto, danza, acrobatica, coreografia.
Entrambi i laboratori erogano crediti formativi e rilasciano attestati di frequenza.
Dall’anno accademico 2015-2016 al bando per il laboratorio di messa in scena possono
presentare domanda anche studenti delle scuole superiori.

Note di regia

La convinzione dell’assoluta centralità, strutturale e morale, di Coefore
all’interno della trilogia eschilea si unisce alla consapevolezza che è qui che risiede l’acme d’intensità tragica per quel matricidio che, seppur auspicato, annunciato ed incitato fin quasi dall’inizio del dramma, giunge fulmineo solo poco prima dell’epilogo. Eppure tutta l’azione procede decisa, incessante, diretta verso il compimento di quel gesto tanto inaudito, quanto necessario.
La singolare decisione di presentare, ad apertura di questa messa in scena, una Clitemestra già trucidata, che, prendendo in prestito le parole da lei stessa pronunciate sotto forma di εἴδωλον nella successiva tragedia Eumenidi , invoca e reclama vendetta per la sua ignobile ed ingiusta fine, intende soddisfare una duplice esigenza: esibire sin dall’inizio quell’atto mostruoso ed al contempo liberarsene immediatamente. Tale scelta, per quanto audace, consente di ricostruire la vicenda concentrandosi su momenti altri, di sicuro meno cruenti ma altrettanto poderosi, che potrebbero essere definiti manifestazioni di “ pietas ”. La devozione religiosa per la tomba dell’amato padre assassinato si enuclea nella celebrazione costante di una lunga e mesta serie di riti che, occupando un importante, ampio spazio temporale, determina addirittura la necessità di rinunciare alla consueta duplicità di luogo prevista dal testo e di svolgere l’intera azione scenica esclusivamente di fronte al tumulo di Agamennone , testimone ed insieme artefice del fatto. In modo ancor più incisivo, la commovente agnizione dei due fratelli, intensa pur nella sua brevità verbale, viene amplificata al punto da contaminare l’identità stessa del Coro e trasformare ogni singola coreuta in immagine-clone di Oreste o di Elettra . I due fratelli, quasi fossero gemelli, si confondono nella loro individualità per la totale somiglianza fisica, psichica, affettiva che li contraddistingue, in una unità emotiva talmente empatica da riuscire quasi a giustificarne l’agghiacciante progetto di vendetta.

Adriano Evangelisti

Mercoledì 18 e giovedì 19 luglio ore 18,30

cortile del dipartimento di matematica P.le Aldo Moro 5