Dal 31 dicembre all’8 marzo 2020 al Teatro della Luna di Milano I LEGNANESI in ‘Non ci resta che ridere’

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Attesissimi come sempre a Milano, I LEGNANESI tornano al Teatro della Luna dal 31 dicembre all’8 marzo 2020 e proseguono il tour fino a maggio in tante città italiane (tutte le date su www.ilegnanesi.it).

Siamo molto felici di proseguire con I Legnanesi questo percorso condiviso fatto di successi, nel segno della valorizzazione della loro storia, della capacità di rinnovamento e dell’impegno quotidiano nei confronti degli spettatori, per regalare loro un’esperienza teatrale indimenticabile. – dichiara Giancarlo Sarli, A.D. di Forumnet SpA – Alla terza stagione al Teatro della Luna, quest’anno proponiamo una programmazione di oltre due mesi per ben 50 repliche: ci sono tutte le premesse per iniziare uno splendido 2020 con l’entusiasmo, le emozioni e l’energia che il teatro sa dare”.

Mabilia (Enrico Dalceri)

Mabilia (Enrico Dalceri), chic più che mai – come si conviene a un viaggio a Parigi – ammira la Gioconda insieme a mamma Teresa (Antonio Provasio) e papà Giovanni Colombo (Lorenzo Cordara, al suo debutto in questa stagione), che sfoggiano gilet gialli catarinfrangenti nelle sale del Louvre, mentre fuori i manifestanti fanno dei loro gilet gialli il simbolo della protesta, inseguiti dai gendarmi (Giordano Fenocchio e Fabrizio Rossi).

Nel cinquecentesimo anniversario dalla morte di Leonardo da Vinci, la Monna Lisa è al centro della loro attenzione: il capolavoro deve tornare in Italia e Teresa, incurante dell’esistenza di un sortilegio legato al furto del celebre quadro, spinge il marito Giovanni a compiere il misfatto. Il tempo di un gioco di luci, ed ecco la famiglia Colombo catapultata nel 1504, anno di realizzazione dell’opera.

Tra un austero Leonardo (Giovanni Mercuri) e un intraprendente Gian Giacomo Caprotti detto il Salai (Maicol Trotta), l’imperturbabile e poco avvenente Monna Lisa (Franco Cattaneo) l’arrivo di Michelangelo (Francesco Pellicini) e di un poco statuario David (Mauro Quercia), ecco che prende il via la solita girandola di battute, malintesi, risate, ritmi incalzanti, omaggi al genio italico, sapientemente mescolati da Provasio, regista, che firma anche i testi insieme a Mitia Del Brocco.

Il viaggio nel tempo, prima di proseguire nel secondo atto, si prende una pausa per il mirabolante quadro di rivista dedicato a Parigi, con la Tour Eiffel che fa da sfondo scintillante alle coreografie dei boys (quest’anno guidati dalla coreografa Valentina Bordi) e all’ingresso trionfale di Mabilia, come sempre diva tra le dive, splendida in un abito da favola nel Gran Can Can de I Legnanesi.

Il secondo tempo si apre con il celeberrimo brano del 1940 “Mamma”, portato al successo da Beniamino Gigli e Claudio Villa, in un quadro di Rivista che allo stesso tempo commuove e lascia senza fiato per la cura di scenografie, costumi e brani (curati da Enrico Dalceri, insieme al M° Arnaldo Ciato per i momenti musicali) ormai cifra inconfondibile de I Legnanesi. Siamo nel 1918, i bombardamenti lambiscono il cortile, ora adibito a ospedale da campo: Teresa, in veste di infermiera, ha in mente qualcosa per provare a cambiare il corso del futuro… ed ecco che per la prima volta scopriremo qualcosa di più degli amatissimi personaggi del cortile lombardo, con un viaggio nel tempo molto reale che racconta le storie dei “nonni” di Mabilia (Valerio Rondena e Danilo Parini) e della Carmela (Maurizio Albè in versione maschile, con gli stessi tratti inconfondibili della “nipote”).

Per l’Italia la guerra è finita… per Teresa comincia adesso! Ma le basterà poco per rendersi conto che ha già nostalgia della sua vita di tutti i giorni, e del suo Giovanni. Ci vuole il tradizionale siparietto finale, con la razionalità e il giudizio della Mabilia, per accendere ancora una volta, grazie ai Colombo, i riflettori sui valori della famiglia, della necessità di parlare e non lasciarsi isolare dalla tecnologia, per imparare a volersi bene davvero. Oltre due ore di spettacolo, che preludono al sempre emozionante gran finale in smoking, per ricordare che, nonostante i problemi e le difficoltà della vita, “non ci resta che ridere!”. (R.Bocchi)