Dal 1 al 20 novembre al Teatro Ghione Giuseppe Pambieri con un ricco cast in “RE LEAR” di Shakespeare regia di Giancarlo Marinelli

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Debutta al Teatro Ghione una nuova versione del “RE LEAR” opera molto rappresentata quest’anno in occasione dai 400 anni dalla morte di Shakespeare.

Accanto al RE LEAR Giuseppe Pambieri, il numeroso cast composto da: IL DUCA DI CORNOVAGLIA   Andrea Zanforlin IL DUCA DI ALBANIA  Antonio Rampino – IL CONTE DI KENT   Martino D’Amico IL CONTE. DI GLOUCESTER Giuseppe Bisogno – EDGAR – Mauro Racanati EDMUND, Francesco Maccarinelli – OSWALD, – Martina Torelli IL BUFFONE DI LEAR  Claudia Campagnola – GONERIL  Silvia Siravo REGAN Guenda Goria – CORDELIA  Stella Egitto.

 

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DALLE NOTE DI REGIA

La storia d’amore più grande che si possa raccontare è solo una: quella tra un padre e una figlia. E “Re Lear” è questo. Per tre volte. Visto che ha tre figlie. In fondo, che cosa fa il Lear? Vuole spogliarsi di tutto: del governo, del potere, di ogni questione terrena e tenebrosa, per fare solo e definitivamente il padre. Non vuole più essere Re. Ma solo Lear.

Andare incontro alla Morte come un uomo che, tornato a casa dal lavoro e sfinito ai crucci, va incontro alla sua bambina che l’ha aspettato per tutto il giorno. Questo vorrebbe Padre Lear. Godersi quel momento feroce e dolcissimo della vita in cui la Figlia diventa la Madre di suo Padre. Capita a tutti. Prima o poi. Diventiamo i genitori dei nostri genitori. Ma la trappola del Bardo è in agguato. Goneril, Regan e Cordelia, (sì, anche Cordelia), non vogliono essere Madri. Vogliono essere Padri. E Padroni. Vogliono sostituire il Re senza soluzioni di continuità. Né di virilità. Si sposano e sotto-mettono i mariti con “i fegati da latte”, costringendoli a tradimenti, misfatti, guerre. Dal Gioco alla Tragedia. Nessuno va più incontro alla Morte. È la Morte che va incontro a tutti. 


È sempre e solo un problema di ruoli. Ciò che smettiamo di essere e che vogliamo continuare ad essere (Lear desidera essere ancora e solo il Re delle figlie; le figlie non vogliono più essere bambine, ma fingono di esserlo per strappare lo scettro al padre). Ciò che non siamo mai stati e che vorremmo essere, (il Bastardo Edmund). Ciò che siamo e che non siamo mai felici d’essere,  (il Legittimo Edgar). L’amore che siamo per qualcuno, (Edgar per Gloucester, Kent per Lear), e la vergogna che siamo per qualcun altro, (Edmund per Gloucester e Gloucester per Edmund). “Tutti ad una certa ora della vita siamo l’amore per qualcun altro”, ha scritto Renato Simoni, che per il Bardo tanto ha fatto. Ma se sbagli l’ora, anche solo di un minuto, tutto il resto è perduto. Anzi: è silenzio.


Giancarlo Marinelli

Teatro Ghione, via delle Fornaci 37, 00165 Roma – tel. 06 6372294 – 06 39670340, fax 06 39367910 – info@teatroghione.it

Orari spettacoli: dal martedì al sabato ore 21.00 – domenica ore 17.00

Tutta la programmazione sarà accessibile anche a spettatori non vedenti e sordi che, grazie al Ghione, possono da alcuni anni, vivere l’esperienza del teatro.

REPLICA PER SPETTATORI NON VEDENTI O IPOVEDENTI: 13 NOVEMBRE ALLE ORE 17.00