Annunciata la seconda parte della stagione del Piccolo Teatro di Milano

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Nella seconda parte della Stagione 2021/2022, nei mesi da gennaio a giugno, a poco più di un anno dall’insediamento di Claudio Longhi, cominciano a manifestarsi le linee artistiche che segneranno il profilo delle prossime programmazioni del Piccolo Teatro di Milano. Nel settantacinquesimo anno dalla fondazione, che ricorrerà nel mese di maggio, un impegno produttivo importante genera otto titoli firmati dal Piccolo – sei prime nazionali – ai quali si aggiungono undici ospitalità, con una particolare attenzione accordata alle compagnie private che dalla pandemia sono state particolarmente messe alla prova.
Chiare le direttrici e le intenzioni che caratterizzano il futuro del Piccolo: la necessità del teatro (fatta di ragione, desiderio e follia) e la tenace rivendicazione della sua dialettica “funzione pubblica”; la decisa assunzione della responsabilità di farsi interprete del presente e di costruire un’immaginazione del futuro, confrontandosi, quindi, prima di tutto con la nuova drammaturgia, nell’accezione più lata del termine (ricordiamo, a tal proposito, che una delle prime uscite del progetto editoriale che il Piccolo sta realizzando insieme a il Saggiatore, sarà dedicata proprio alla nuova drammaturgia e raccoglierà quei testi, inediti in Italia, da cui sono tratti alcuni degli spettacoli prossimamente in scena), con i linguaggi e le forme della contemporaneità e con la loro naturale attitudine a mescolarsi e contaminarsi, amplificando in modo particolare le voci giovani della scena, come vuole la funzione stessa di servizio pubblico che il Piccolo indossa dalla sua nascita e nei voti dei suoi fondatori; la volontà di ricostruire, nel tempo e nello spazio, il rapporto con il pubblico, inevitabilmente sfilacciato dai lunghi mesi di disorientamento e isolamento imposti dall’emergenza sanitaria, e di promuovere, altresì, un incontro con pubblici nuovi: lavorando nello spazio, si diceva, perché la proposta culturale intorno agli spettacoli si ramifica, dialogando in modo capillare con i municipi ad abbracciare l’intero perimetro metropolitano in una reinterpretazione attualizzata del decentramento caro a Paolo Grassi; lavorando nel tempo per proiettare il momento unico dello spettacolo, nel quale la comunità si rispecchia in se stessa, oltre il limite effimero della rappresentazione, componendo una variopinta geografia di iniziative, riunite all’interno di un unico palinsesto dal titolo Oltre la scena con una doppia destinazione: gli spettatori (Il Teatro del Giorno Dopo) e le scuole, intrecciando talora i due interlocutori. Viene ribadito, poi, con forza l’orizzonte internazionale nel quale il Piccolo intende muoversi con rinnovato slancio, spinto da un codice iscritto profondamente nella sua storia di Teatro d’Europa. Lo fa su vari fronti: come già accade in numerosi teatri europei, il Piccolo, superando la propria storica impostazione diarchica, avvia un dialogo con quindici artisti “associati” italiani e internazionali, nella direzione di una nuova idea di teatro, che non si esaurisca nella sola produzione di spettacoli, ma tenda ad alimentare processi artistici dinamici e frastagliati, alimentati da sistemi in dialogo tra loro, da reti, percorsi intrecciati, da una articolata, continuativa, condivisa progettualità artistica, come voleva l’auspicio dei fondatori del Piccolo: che il Piccolo, cioè, fosse concretamente una casa per gli artisti. Gli artisti associati sono Caroline Guiela Nguyen, Christiane Jatahy, Marcus Lindeen, Pascal Rambert, Tiago Rodrigues, Davide Carnevali, Marta Cuscunà, Marco D’Agostin, Davide Enia, Liv Ferracchiati, lacasadargilla, Stefano Massini, Pier Lorenzo Pisano, Federica Rosellini, Sotterraneo. Due dramaturg, inoltre, la francese Marianne Clévy e l’argentino Alejandro Tantanian, lavorando a stretto contatto con un gruppo di dramaturg interni e con la direzione, svolgeranno un ruolo di scouting e di mediazione culturale dell’esperienza teatrale sia in relazione al pubblico sia agli artisti, offrendo una prospettiva geograficamente ‘altra’ per la costruzione di una politica culturale aperta alla società e al mondo e per alimentare un lavoro di ricerca di nuovi talenti anche oltre i confini nazionali, promuovendo altresì la conoscenza, all’estero, degli artisti italiani.

A un respiro internazionale si ritorna, poi, a maggio, con un importante festival dedicato a Strehler, Presente indicativo: per Giorgio Strehler (paesaggi teatrali) – mentre proseguono, fino al 14 agosto 2022, gli appuntamenti di Strehler100 – che riporterà Milano, come era nella tradizione dei grandi Festival dei Teatri d’Europa, al suo ruolo di luminosa vetrina della scena internazionale. Tra gli artisti e gli ensemble, che si alterneranno sui palcoscenici delle tre sale del Piccolo – con qualche incursione anche in altri luoghi della città – Sergio Blanco, Serge Aimé Coulibaly, Mimmo Cuticchio, Marco D’Agostin, Dead Centre, Davide Enia, FC Bergman, Marta Gornicka, Christiane Jatahy, Marcus Lindeen, Constanza Macras, Marlene Monteiro Freitas, Mariano Pensotti (Grupo Marea), Pascal Rambert, Tiago Rodrigues, Lisandro Rodríguez, Federica Rosellini, Virgilio Sieni, Theodoros Terzopoulos.
Sempre in quest’ottica si inaugura una nuova stagione di progettualità europee orientate alla valorizzazione delle politiche dell’Unione intorno alla sostenibilità e al Green Deal, temi che, nella loro accezione più ampia, raccogliendo gli spunti seminati nel corso della passata Stagione estiva, attraversano tutta la programmazione dei prossimi mesi, sia come oggetto di riflessione sia come pratica e studio di nuovi modelli produttivi, in definitiva di un nuovo modo concretamente sostenibile di fare teatro.

Conferenza stampa di presentazione

Produzioni

È la M la prima lettera dell’alfabeto teatrale del Piccolo Teatro, in questo inizio di 2022: con M Il figlio del secolo, Massimo Popolizio dirige per la prima volta una produzione del Piccolo, mettendo in scena un adattamento in trenta quadri del romanzo storico di Antonio Scurati, dedicato all’ascesa di Mussolini. “Una staffetta tra 18 attori” la definisce il regista, per animare un confronto importante, necessario con la propria storia, un impegno produttivo coraggioso, ancora in tempo di pandemia, che abiterà la grande sala dello Strehler per oltre un mese di recite (20 gennaio-26 febbraio), articolato in due parti indipendenti – M Il figlio del secolo 1919 e M Il figlio del secolo 1924 – che il pubblico potrà vedere singolarmente oppure integralmente. M Il figlio del secolo è la prima di otto produzioni che il Piccolo Teatro allestirà nel semestre gennaio-giugno 2022, sei delle quali debutteranno in prima nazionale.

Ancora sul finire di gennaio (29 gennaio-13 febbraio), ma al Teatro Studio Melato, con De infinito universo (coproduzione Piccolo – Théâtre National Wallonie, Bruxelles), spettacolo di teatro transdisciplinare, che intreccia recitazione e tecnologia, acrobatica ed effetti, Filippo Ferraresi, che ha maturato un percorso artistico importante, al fianco, tra gli altri, di Romeo Castellucci, Fabrice Murgia, Franco Dragone, racconta lo smarrimento e lo stupore dell’uomo di fronte alle leggi della fisica e alle sue “macchine meravigliose”.

Si rinnova e trasforma ancora, scrivendo il suo Ultimo capitolo, Se dicessimo la verità (coproduzione Piccolo – Centro Teatrale Bresciano) da un’idea di Giulia Minoli, con la regia di Emanuela Giordano. Nato nel 2011 al Teatro San Carlo di Napoli, approdò al Piccolo nel 2017, in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano e in particolare con il Corso di Sociologia della Criminalità organizzata di Nando dalla Chiesa. Questa opera-dibattito sulla legalità continua la sua lunga e necessaria marcia di inchiesta teatrale per combattere il disimpegno che consente al potere criminale di farsi ‘prassi’ (Grassi, 4-13 febbraio).

Di impegno, nuovamente, e di consapevolezza, dell’eredità che il presente sceglie di lasciare a un tempo futuro, racconta Uno spettacolo per chi vive in tempi di estinzione, primo capitolo del progetto “Sustainable theatre?”. La sostenibilità, anche del fare teatro, è il tema, ma anche il paradigma produttivo. Il modello, infatti, promosso dalla britannica Katie Mitchell e dal coreografo francese Jérôme Bel, insieme a Théâtre Vidy de Lausanne, prevede che si progetti, rappresenti e mandi in tournée una nuova produzione, senza che nessuno debba fisicamente spostarsi; non sarà lo spettacolo a circolare, ma saranno i teatri a ricrearlo, con i propri artisti e maestranze. In Italia, lo spettacolo è reinterpretato da lacasadargilla/Lisa Ferlazzo Natoli con una drammaturgia, rispettosa del concept originale ma plasmata sulla realtà, la società, la storia del nostro Paese (Studio, 3-27 marzo).

L’incontro tra tre personaggi, uno scrittore – alter ego dell’autore –, un gorilla e una veterinaria e la complessa trama di relazioni, incroci, desideri che ne scaturisce è il nucleo dal quale muove Zoo di Sergio Blanco, figura di punta della scena ispano-americana, ma anche europea, con Lino Guanciale, per animare, coprendo anch’esso oltre un mese di recite (Grassi, 26 marzo-5 maggio), una riflessione sul tema della reclusione, sul rapporto uomo-natura e sulle relazioni tra le specie.

L’attenzione del Piccolo Teatro alla nuova drammaturgia lega lo spettacolo di Ferraresi e di lacasadargilla alle produzioni firmate da Federica Rosellini e Pier Lorenzo Pisano, che attraversano la primavera e l’inizio dell’estate 2022, accomunati anche da una convergenza di sguardi intorno al tema dell’identità e della sua multiforme geografia.

Intorno a identità che mutano si costruisce Carne blu (Studio, 13-30 aprile), fiaba nera, racconto di metamorfosi che attraversano specie e generi diversi. Ispirandosi all’Orlando Furioso di Ariosto e all’omonima creatura mutaforma di Virginia Woolf, Federica Rosellini, dopo avere indossato i panni di Amleto nello spettacolo di Antonio Latella, finalista ai Premi Ubu 2021, si confronta con la scena a 360°, dirigendo, per la prima volta, una produzione del Piccolo, della quale è anche interprete e autrice (l’omonimo testo è stato pubblicato nel 2021).

Cornice ideale di una staffetta di giovani talenti, la sala di via Rivoli, accoglie, nella seconda metà di giugno (16-30) una riflessione sul futuro che prende le mosse da un incontro surreale con una forma aliena. Carbonio (una coproduzione del Piccolo con il Teatro Bellini di Napoli), scritto da Pier Lorenzo Pisano che ne curerà anche la regia, già tradotto in inglese e in tedesco, è risultato vincitore del 56° Premio Riccione per il Teatro.

Infine, il 28 giugno 2022, al Teatro Strehler, a trent’anni dalle stragi di Capaci e via D’Amelio, Falcone e Borsellino – L’eredità dei giusti, racconto per musica, canto e parole recitate, ribadisce il dovere della speranza, della memoria e della testimonianza. Lo spettacolo, con la musica di Marco Tutino, la drammaturgia e regia di Emanuela Giordano, l’Orchestra e Coro del Teatro Regio di Torino è sostenuto da una cordata produttiva che vede insieme il Piccolo Teatro di Milano, il Teatro Regio Torino, la Fondazione per la Cultura Torino – MITO Settembre Musica e il Teatro Massimo di Palermo.

Ospitalità

Con Pour un oui ou pour un non (Grassi, 11-30 gennaio), la prosa di Nathalie Sarraute diventa banco di prova per due “manipolatori della parola” quali Franco Branciaroli e Umberto Orsini, che si ritrovano sulla scena dopo tanti anni, per dare vita a un terribile gioco al massacro, guidato da uno dei maestri indiscussi del teatro, Pier Luigi Pizzi;
Marta Cuscunà, autrice e performer di teatro visuale, presenta una sua “personale” di tre spettacoli in sei giorni che pone al centro la donna e il suo ruolo rivoluzionario sulla scena della storia: È bello vivere liberi!, La semplicità ingannata e Il canto della caduta (Grassi, 15-20 febbraio); la straordinaria banalità e la disarmante normalità del male viene indagata, attraverso l’immaginario scontro tra Hannah Arendt e Adolf Eichmann, interpretati da Ottavia Piccolo e Paolo Pierobon, diretti da Mauro Avogadro, nel nuovo atto unico di Stefano Massini, Eichmann. Dove inizia la notte, in prima nazionale al Teatro Grassi (24 febbraio-6 marzo).
Gabriele Lavia torna a Pirandello scegliendo Il berretto a sonagli, una commedia nera, amara, comica e crudele, in scena al Teatro Strehler dal 1° al 13 marzo; dopo il successo di Hamlet, Antonio Latella torna al Piccolo per dirigere un cast straordinario nel capolavoro di Edward Albee, Chi ha paura di Virginia Woolf? (Strehler, 15-27 marzo); a distanza di trent’anni dalla sua teatralizzazione del poema dantesco, Federico Tiezzi allestisce, in modo totalmente nuovo, tre spettacoli basati sulle drammaturgie allora create da Edoardo Sanguineti, Mario Luzi e Giovanni Giudici. Il progetto, triennale, ha la sua prima tappa con Il Purgatorio. La notte lava la mente (Strehler, 29 marzo-3 aprile); con Re Lear, Glauco Mauri e Roberto Sturno affrontano la più titanica tragedia di Shakespeare, dramma dell’amore tra i padri e i figli e della follia (Strehler, 5-14 aprile).
Il mese di aprile si chiude, al Teatro Strehler, nel segno della danza con L’heure exquise. Variazioni su un tema di Samuel Beckett (Oh, les beaux jours), con il quale Alessandra Ferri celebra quarant’anni sulle punte (20-22 aprile) e, subito dopo (27-30 aprile), il tradizionale spettacolo istituzionale della Scuola di ballo dell’Accademia Teatro alla Scala.
Dopo la parentesi internazionale del Festival dedicato a Strehler che occuperà interamente il mese di maggio, la programmazione di giugno vedrà il nuovo spettacolo di Pippo Delbono, Amore (Strehler, 7-12 giugno), un viaggio musicale e lirico, sulle malinconiche note del fado, attraverso una geografia esterna – oltre al Portogallo, l’Angola, Capo Verde – e una interna, quella delle corde dell’anima; con Aida (Grassi, 27 giugno-3 luglio), infine, la Compagnia Marionettistica Carlo Colla & Figli si inserisce all’interno di un più ampio progetto che indaga, in collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano, il Museo Egizio di Torino e l’Archivio storico Ricordi, il rapporto tra le marionette e l’opera lirica in occasione del 150esimo anniversario del debutto dell’Aida di Giuseppe Verdi in Italia.
Sempre nel mese di giugno, si rinnovano le collaborazioni del Piccolo con Milano per Gaber e un programma ancora in via di definzione ma che già anticipa la partecipazione di Neri Marcorè, Sergio Staino, Gioele Dix, Maurizio De Giovanni e Fabio Troiano, il MiX, Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ e Cultura Queer, che arriva alla sua 36esima edizione, e il Milano Flamenco Festival, giunto al suo 15esimo anno di programmazione.

Le edizioni

Avviata con la pubblicazione della raccolta di scritti di Giorgio Strehler Lettere agli italiani – disponibile in tutte le librerie e presentata al pubblico, lo scorso 18 novembre, all’interno del palinsesto di BookCity Milano 2021 –, la collaborazione tra il Piccolo Teatro di Milano e la casa editrice il Saggiatore prosegue nel corso della stagione 2021/22 e prevede l’uscita di otto nuovi titoli. Alla serie dedicata a Strehler, si aggiunge, nel mese di maggio, un secondo volume, legato a tre autori tra i prediletti dal regista, ovvero Shakespeare, Goldoni e Brecht.
Il secondo filone di questo progetto editoriale, che si pone l’obiettivo di portare alla conoscenza del pubblico nuovi autori teatrali italiani e internazionali, prosegue di pari passo con la programmazione del teatro e prevede la pubblicazione di Uno spettacolo per chi vive in tempi di estinzione di Miranda Rose Hall, Zoo di Sergio Blanco, Deux amis di Pascal Rambert, la Trilogia dell’identità di Marcus Lindeen, Dans la mesure de l’impossible di Tiago Rodrigues, Carbonio di Pier Lorenzo Pisano, testi tutti quanti inediti in Italia, da cui sono tratti gli spettacoli in scena nelle tre sale del Piccolo da gennaio a luglio 2022.
A questi, si aggiungono la raccolta Abbecedario per il mondo nuovo, ossia i ventisei brevi testi di drammaturghi under 35 – divulgati dal Piccolo Teatro in forma di podcast sui propri canali social nel periodo di sospensione dell’attività a causa della pandemia – e Big Data B&B, scritto da Laura Curino per lo spettacolo coprodotto dal Piccolo con il Politecnico di Milano, rappresentato al Teatro Grassi alla fine del 2021.

L’assessore alla cultura del Comune di Milano Tommaso Sacchi

Oltre la scena / Il Teatro del Giorno Dopo
Ad affiancare il palinsesto degli spettacoli, il Piccolo Teatro ne ha immaginato un secondo, parallelo e complementare, mettendo in campo una serie di iniziative e attività aperte e gratuite per gli spettatori e per le scuole.
Nella convinzione che, per creare una comunità, sia necessaria una pratica condivisa che vada oltre la visione, a questo “prolungarsi” dello spettacolo, a questo Teatro del Giorno Dopo il Piccolo Teatro vuole prestare voce e corpo nella seconda parte della stagione. Parole in pubblico, PiccoloSmart, Segnalibro, Sguardi paralleli, Teatro in Platea, Walk_Talk. Sono questi i sei contenitori in cui sono racchiusi incontri e lezioni pubbliche, presentazioni di libri, visite-spettacolo nei musei, letture e percorsi itineranti nei luoghi della città dove far risuonare i temi degli spettacoli; e ancora: passeggiate notturne post-spettacolo “in compagnia”, appuntamenti al cinema, conferenze con innesti teatrali e giornate di teatro-aperto, dove non solo gli spettatori, ma tutta la cittadinanza è invitata a condividere pensieri e sperimentare esercizi di pratica teatrale con le attrici e gli attori delle compagnie. Formati diversissimi a garantire una molteplicità del ragionare e del vivere teatrale anche fuori dalla scena: per pensare al Giorno Dopo come un punto di arrivo e, insieme, di ripartenza; ponte tra la scena che è stata e quella che verrà. (R.B.)