All’Elfo Puccini di Milano ‘Smith&Wesson’, di Alessandro Baricco

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Dal 26 gennaio al 5 febbraio 2017 a Milano al Teatro Elfo Puccini in scena Smith&Wesson, di Alessandro Baricco, regia di Gabriele Vacis, con Natalino Balasso, Fausto Russo Alesi, Camilla Nigro, Mariella Fabbris.

Ambientato agli inizi del ‘900 Smith&Wesson, rinnova il sodalizio Baricco/Vacis. Lo spettacolo, coprodotto dal Teatro Stabile del Veneto e Teatro Stabile di Torino, narra “una folle impresa”. Una giovane giornalista (Camilla Nigro), alla ricerca dello scoop della sua vita, si reca nei pressi delle cascate del Niagara; poiché qui non accade mai nulla, decide di ‘fare notizia” lei stessa, lanciandosi nelle cascate in una botte con l’aiuto di Smith (Natalino Balasso), sedicente meteorologo, e Wesson (Fausto Russo Alesi), un pescatore che nel fiume pesca cadaveri. Completa il quadro la Signora Higgins (Mariella Fabbris), voce fuori campo che riassume «nel monologo quasi sul finale il senso vero dell’opera di Baricco e incarnando sul palcoscenico l’anima riconoscibile dello scrittore».

«È raro che io metta in scena testi teatrali. Di solito li scrivo con gli attori, i testi. Di solito, più che scritti, sono trascritti. Cioè: parlo con gli attori, che di solito sono anche autori, o, come dicevo un tempo, autori della loro presenza in scena. Poi improvvisiamo, costruiamo situazioni per l’azione e così nascono gli spettacoli. Cioè: di solito lavoro per “composizione” più che per “mettere in scena” testi. I testi teatrali mi sembrano sempre “troppo scritti”. Ho “usato”, per i miei spettacoli, testi di Shakespeare, di Goldoni, di Moliére… Ma sempre come pre-testo. Come materiale per il lavoro di composizione. C’è una sola eccezione. Un testo l’ho messo in scena: Novecento, di Alessandro Baricco. Ma è un’eccezione in tutti i sensi. Baricco ha scritto quel testo perché lo mettessi in scena io, con Eugenio Allegri. E la stessa cosa è accaduta per Smith&Wesson. Baricco ha visto molti dei miei spettacoli, conosce il mio lavoro, come io conosco il suo. Negli ultimi vent’anni abbiamo condiviso molte esperienze, sul palcoscenico come nella scuola Holden. Così si realizza uno scambio ideale che mi permette di “usare” quello che scrive come se fosse il frutto di una composizione. Infatti, l’ho detto: Baricco non ha scritto un testo, ha scritto uno spettacolo». (Gabriele Vacis)