Al Teatro Litta di Milano ‘The sense of life for a single man’

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Dal 5 all’8 dicembre 2019 torna in scena a Milano al Teatro Litta The sense of life for a single man, liberamente ispirato a “A Single Man” di Christopher Isherwood, progetto e regia di Pasquale Marrazzo, con Dario Manera, Michele Costabile, Rossana Gay e Giovanni Consoli. 

Sinossi:

George Falconer è un professore inglese di letteratura all’Università di Los Angeles. Siamo nei primi anni ‘60 del secolo scorso e George, seduto nella sua solita poltrona, in una delle tante serate passate in attesa dell’arrivo del suo amato, apprende una “novità” che si presenta al suo cospetto senza possibilità di replica: il suo compagno è morto in un incidente stradale! Incapace di reagire al lutto e all’afflizione, per un amore che durava da sedici anni, si mette a riordinare carte, oggetti e sentimenti. Tenta persino di togliersi la vita con un colpo di pistola ma senza riuscirci.

Charley, una vecchia amica delusa e disillusa, prova a tirarlo fuori dalla malinconia che ormai l’ha pervaso. La vita di George si è raggruppata in una serie di oggetti e di gesti che gli permettono di ricordarsi che è ancora in vita, mentre il senso della banalità del vivere, si fa sempre più nauseante.
“A single man” è un mélo intessuto di atti mancati e infiniti (rim)pianti. Il professore, portatore di un dolore universale, vive (e muore) nell’attesa del ricongiungimento all’amato. Sarà proprio il lutto, lo spirito della scena.

Note di regia:

Il testo tratta della “solitudine” e, non come semplice sentimento negativo che arriva a pungere il cuore del mal capitato, bensì come status vivendi, in cui la sfida non è fuggirla ma, osservarla da vicino per sezionarla nelle sue “parti intime”. George si pone la domanda: “Sono un uomo solo”?  Darsi una risposta è facile, perché la solitudine la conosce da sempre. Possiamo dire che un omosessuale ne nasce corredato?  Si! Diciamolo pure che il primo sentimento che si sperimenta è l’emarginazione e quindi il senso sconfortante di essa. George, il nostro protagonista, professore cinquantenne inglese con cattedra a Los Angeles, conosce bene lo sguardo interrogativo delle persone che lo circondano e, quella quantità di occhi gli ricorda costantemente che è “un uomo solo”. Sartre ci ha insegnato che noi viviamo nello sguardo degli altri e se loro ci vedono cosi, noi siamo esattamente quella cosa.  Invece il professore è a casa in attesa dell’arrivo del compagno e come tutte le sere, l’ansia di vederlo, si fa sempre più acuta.  Una telefonata improvvisa farà squillare le trombe e, la successione di piani che la mente di George gli suggeriva qualche attimo prima, sarà soppiantata da un altro ordine di cose. Come in una pellicola ben girata, se la naturale successione degli eventi coerenti tra se è interrotta da un nuovo elemento, il pubblico sarà co-stretto a partecipare all’inaspettata sequenza di fatti. Ecco che la magia del cinema si rende concreta, lo spettatore s’identifica sentimentalmente con il protagonista e vive con lui, come fosse sua, la nuova catena di avvenimenti. Siamo tutti in attesa di vivere la “novità”. Cosi, quella maledetta chiamata ha cambiato l’ordine delle cose e: non ci saranno più una cena, men che meno abbracci, nemmeno discussioni e litigi senza fine perché la camicia non era nel cassetto giusto o perché la signora ha l’abitudine di spostare le cose nel frigorifero senza avvisare. Non ci sarà più NULLA!!! La prospettiva prossima a George è il vuoto. Il sentimento infinito di solitudine diverrà il padrone assoluto del suo essere. L’unica persona a renderlo presente nel mondo l’ha lasciato. Qualcuno ha investito e abbandonato sul ciglio di una strada il suo compagno, uccidendolo. George non dovrà più ironizzare sul proprio status ma dovrà accettare la malinconia nella sua manifestazione OMO- FISIOLOGICA.

Pasquale Marrazzo  

Nato a S. Antimo (NA) nel 1961, da ragazzo si trasferisce a Milano per intraprendere gli studi accademici in filosofia conseguiti presso l’Università Statale, dividendo sempre da allora la sua vita tra Napoli e Milano. Sin da ragazzo coltiva la sua passione per il teatro frequentando nel 1982 al Teatro Nuovo di Napoli la scuola di teatro diretta dal regista Gennaro Vitiello, partecipando sia come attore che come aiuto regista, alla messa in scena de Il Girotondo di Schnitzler. Dal 1987, a Milano, inizia una collaborazione con il Teatro OUT OFF.  Lo stesso anno si iscrive all’Università Statale di Milano, alla Facoltà di Lettere e Filosofia dove, nel 1992, si laurea con una tesi sui simboli coinemici presenti nel film “Il cielo sopra Berlino” di Wim Wenders. La tesi comprende anche un video dal titolo Angeli necessari. Nel 2009 dirige e produce il suo quarto lungometraggio, SOGNO IL MONDO IL VENERDI, che riceve un grande consenso dalla critica, interpretato da Laura Ferrari, Elena Callegari, Domenico Balsamo, Giovanni Brignola, Corinna Augustoni.  (R.B.)