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Al Teatro Libero di Milano ‘Don Giovanni ovvero Il dissoluto assolto’

Dal 15 al 21 maggio 2017 al Teatro Libero di Milano in scena ‘DON GIOVANNI OVVERO IL DISSOLUTO ASSOLTO’ di Josè Saramago, regia di Serena Nardi, con Monica Faggiani, Sarah Collu, Andrea Tibaldi, Serena Nardi, Silvia de Lorenzi.

Monica Faggiani

Scritto nel 2005, propone una riflessione alternativa, rivoluzionaria, rispetto alla figura di Don Giovanni. In tutte le opere precedenti, sia di carattere lirico che drammatico, questo personaggio è stato rappresentato nelle azioni e delineato nella psicologia, più o meno, seguendo la linea narrativa inaugurata dalla prima idea di Tirso de Molina. La vicenda di Don Giovanni è, nei testi che lo raccontano da sempre, la storia di un uomo dissoluto e il giudizio finale degli autori, della società rappresentata e quindi del pubblico sulle sue nefandezze prevede un’ inevitabile punizione esemplare: una sorta di purificazione attraverso le fiamme dell’Inferno. “Avevo sempre pensato che Don Giovanni non poteva essere tanto cattivo come nel tempo lo avevano dipinto, né Donna Anna e Donna Elvira delle creature tanto innocenti, per non parlare del Commendatore, puro ritratto di onore sociale offeso, né di un Don Ottavio che a stento riesce a dissimulare la vigliaccheria” scrive Saramago. Da qui si articolano i temi prevalenti dell’opera, in capo a tutti la solitudine esistenziale che deriva, appunto, dalla difficoltà di entrare in relazione con gli altri; il bisogno di una giustizia vera, che possa risanare ferite profonde e antiche come il mondo. Saramago vede, alla base di tutto ciò, una sostanziale mancanza di amore tra le persone, di compassione e accoglienza sincera e il non soddisfatto bisogno di relazioni vere e profonde che genera una radicata incapacità a comunicare l’essenza di noi stessi.

Note di regia

Lo spettacolo vede in scena attori e attrici che interpretano personaggi di sesso opposto. Nel gioco dei ruoli e delle parti, in una caleidoscopica e stratificata confusione di storie, la più evidente è quella sessuale. Così gli attori e i personaggi di questo Don Giovanni si mettono alla prova sul chi è maschio e chi è femmina; la sperimentazione “a girandola” di generi diventa così la sperimentazione di una umanità che, citando la  “lectio magistralis” di Saramago, ha “spento la luce”. (Serena Nardi)

Lo spettacolo

Don Giovanni, uomo non amato, non è in grado di amare. Forse vorrebbe ma non può. E chi può fecondare un uomo con l’amore se non una donna che ama? E chi può dire che Don Giovanni, in realtà, non fosse una donna che, stanca del suo essere donna sceglie di fingersi uomo per tormentare e punire gli uomini che non l’hanno amata?

Giovanni, intrepretato dall’attrice Monica Faggiani – mentre i ruoli femminili son interpretati dall’attore Andrea Tibldi, ha scelto di ritirarsi dal mondo e di vivere un’esistenza di solitudine e oscurità, rintanato in un piccolo teatro abbandonato e dismesso. Vive da derelitto, da miserabile, in una volontaria reclusione e incuria che lo hanno portato a uno stato di malessere fisico e psicologico irrecuperabile. Alla malattia che annuncia una morte prossima. Nel suo microcosmo di isolamento e silenzio sopravvive in lui un’unica certezza: essere lui Don Giovanni. Circondato di libri, di cd, di immagini d’arte e di sogni svaniti in niente, nella sua mente si reitera incessantemente la vicenda del grande amatore, mentre si lascia tormentare e allietare dalla musica di Mozart, che ascolta in continuazione attraverso un riproduttore di musica recuperato chissà dove. Un gruppo di amici, cerca di accompagnare e alleviare questa sua tormentata convinzione prestandosi a recitare i personaggi dell’opera mozartiana.

Il gioco teatrale permette tutto: scambi di ruoli, confusione di corpi e di generi, alterazione continua della verità. Le situazioni, i livelli di consapevolezza e la girandola di vicende umane e teatrali si incrociano, si stratificano, e si confondono continuamente fino a quando il meccanismo del gioco si rompe improvvisamente. Perché la vita gioca con noi, ma noi non possiamo giocare con lei.

E perché, in fondo chi sia Giovanni e chi Don Giovanni nessuno lo sa. Nemmeno lui, nemmeno gli altri personaggi della storia. Di lui sappiamo solo che è diventato uno stereotipo, un mito, un ideale, una malattia. Ecco perché potremmo provare a pensarlo, semplicemente un uomo. Allora proviamo, guidati da lui, a ripensarlo così. A credere che dietro un falso mito, decadente e decaduto, non resti altro che un uomo desideroso di amare e di essere amato. (R.B.)

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