Al Teatro Fontana dal 19 al 24 febbraio ‘Anfitrione’

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Dal 19 al 24 febbraio 2019 in scena a Milano al Teatro Fontana Anfitrione, scritto e diretto da Teresa Ludovico, con Michele Cipriani, Irene Grasso, Demi Licata, Alessandro Lussiana, Michele Schiano Di Cola, Giovanni Serratore. Musiche dal vivo M° Michele Jamil Marzella, una produzione Teatri di Bari.

Quella di Anfitrione è una storia che ci appartiene, oggetto, nei secoli, di numerose riscritture per il teatro, ma anche per la letteratura e per il cinema.  È una vicenda che, infatti, si presta facilmente a contaminazioni e parallelismi con la realtà contemporanea. E lo sa bene la regista Teresa Ludovico che per questo allestimento si chiede proprio chi sia oggi il nostro Anfitrione e quale sia il contesto sociale in cui la sua storia potrebbe essere collocata. Traslocando il fascino mitico della vicenda tebana in un’atmosfera bollente e schizofrenica del Sud, la regista pugliese sviluppa questo tema affidandosi a diversi immaginari che dialogano anche la fiction e il cinema contemporaneo, in modo particolare con quello di Matteo Garrone, da Reality a Gomorra. Il risultato è un’opera in cui la fortissima drammaturgia spodesta lo spettatore, continuamente travolto dalle azioni degli attori che danno vita all’apoteosi del divino che si incarna nell’umano, mentre la città celeste si trasforma in una misera e ben più terrena metropoli che può essere, di volta in volta, Napoli, Palermo, Bari.

L’ALLESTIMENTO

Lo spettacolo parte da alcune domande fondamentali che tormentano sia i protagonisti di Anfitrione sia molti di noi, oggi: Chi sono io se non sono io? Quando guardo il mio uguale a me, vedo il mio aspetto, tale e quale, non c’è nulla di più simile a me! Io sono quello che sono sempre stato? Dov’è che sono morto? Dove l’ho perduta la mia persona? Il mio me può essere che io l’abbia lasciato? Che io mi sia dimenticato? Chi è più disgraziato di me? Nessuno mi riconosce più, e tutti mi sbeffeggiano a piacere. Non so più chi sono!Il doppio, la costruzione di un’identità fittizia, il furto e la perdita dell’identità garantita da un ruolo sociale, sono i temi che Plauto ci consegna in una forma nuova, da lui definita tragicommedia, perché gli accadimenti riguardano dèi, padroni e schiavi. In essa il sommo Giove, dopo essersi trasformato nelle più svariate forme animali, vegetali, naturali, decide, per la prima volta, di camuffarsi da uomo. Assume le sembianze di Anfitrione per potersi accoppiare con sua moglie, la bella Alcmena, e generare con lei il semidio Ercole.
Il tema del Mito, pur conservando l’integrità del suo nucleo, è qui dissacrato, portato sul terreno comune della contemporaneità, traslato, tradito, scomposto, disossato. La regista pugliese riesce a creare un pastiche dai tanti sapori ben amalgamati in un impasto felice e feroce, dove le parole di Plauto si fondono e confondono con quelle di Molière e di Shakespeare in un gioioso concentrato che tesse una fitta tela di relazioni attraverso i secoli.

Alcune immagini dello spettacolo: https://www.youtube.com/watch?v=NWsQU3UFIsU (R.B.)