Al Teatro Elfo Puccini di Milano “L’ignorante e il folle”

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Fino al 29 marzo 2015 in scena al Teatro Elfo
Puccini di Milano “L’ignorante e il folle” di Thomas Bernhard, uno spettacolo
di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia, con Ferdinando Bruni, Ida Marinelli,
Corinna Agustoni, Luca Toracca.
“L’ignorante e il folle” è l’opera più
programmatica del teatro bernhardiano. Scritto per il Festival di Salisburgo
del 1972, a prima vista ne sembra una parodia. Qui si scopre che l’arte,
anziché essere esaltazione e salvezza per l’individuo, può divenire il suo
opposto, ossia artificio, espediente, implacabile sforzo tecnico che minaccia
di trasformare il soggetto in puro meccanismo. Il testo è stato messo in scena
da Ferdinando Bruni e Francesco Frongia al Teatro dell’Elfo nella primavera del
2008 e viene riproposto in questa stagione con lo stesso convincente cast.
Dalle prime battute l’opera si presenta come una
parodia dai risvolti macabri, nella quale personaggi inebetiti o lucidamente
folli si compiacciono in discorsi senza scopo. La prima parte si svolge
nell’intimità di un camerino, che la scenografia di Bruni e Frongia ha voluto
drappeggiato di tende rosse e invaso da rose. Siamo all’Opera, dove sta per
andare in scena Il flauto magico, ma
la sovrabbondanza di fiori qui ha un 
sentore funereo. Il padre della soprano che interpreta la Regina della
Notte e un amico Dottore aspettano impazienti l’arrivo della donna e ingannano
il vuoto dell’attesa l’uno stordendosi con l’alcol e l’altro mescolando
paradossi sull’arte e l’esistenza umana alla macabra descrizione di un’autopsia,
“come se il bisturi della ragione potesse davvero trovare fra quei tessuti
morti il senso o il non senso della vita”.

Il primo atto si conclude in un crescendo
parossistico: l’arrivo della cantante e la sua entrata in scena sono scanditi
dal ripetersi di gesti banali, carichi delle ossessioni e degli incubi di ogni
artista prima della prima. L’orchestra sta già suonando e la donna si abbandona
al panico: il suo costume è destinato a strapparsi, la corona le cadrà dalla
testa, sarà costretta a dare forfait. Alla fine, come ogni sera, andrà in
scena. Non c’è scampo per i personaggi di Bernhard, quanto più cercano di
sradicarsi dal ruolo in cui si ritrovano, tanto più hanno la sensazione di
ripetere atteggiamenti già vissuti sperimentati in passato.

Nel secondo atto ritroviamo i tre personaggi
riuniti in un famoso ristorante viennese dopo lo spettacolo, soli e circondati
da vasche popolate di aragoste che si muovono mute in attesa della morte.
Potrebbero festeggiare un successo, invece proseguono i discorsi precedenti,
intenti a sezionare la vita in punta di forchetta. Sembrano sull’orlo di un
baratro che non sanno vedere: ciechi, alcolizzati, folli (o forse solo umani)
sono destinati a precipitare nelle tenebre della mente e dell’oscurità che
interrompe lo spettacolo.
Ferdinando Bruni dà voce e corpo all’inarrestabile
e maniacale ragionare del Dottore (ruolo che al debutto fu di Bruno Ganz),
mentre la Marinelli ha il fascino e la svagatezza della Regina della Notte;
Luca Toracca è un Padre instabile e confuso e Corinna Agustoni interpreta le
figure silenziose ed enigmatiche della signora Vargo e del cameriere Winter. (R.B.)