Al Teatro De’ Servi dal 10 al 29 maggio 2016 Il Majorana Show di Claudio Pallottini regia di Marco Simeoli

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Nel marzo del 1938 Ettore Majorana, il fisico più geniale della generazione di Fermi, Bohr, Eisembergh e dei ragazzi di via Panisperna, dopo aver espresso in due lettere il proposito di “suicidarsi”, e in un telegramma la decisione di non suicidarsi più, si dilegua in maniera definitiva dalla storia, facendo perdere le sue tracce e lasciando dietro di sé uno dei misteri più appassionanti e avvincenti del ‘900.

Si è trattato di una scomparsa o di un suicidio? Ancora oggi l’interrogativo rimane aperto e desta domande pressanti sul ruolo della scienza e dei sui limiti. Domande che lo spettacolo scritto da Claudio Pallottini pone in risalto riuscendo nella difficile impresa di far ridere gli spettatori facendoli riflettere.

Sul palco, trasformato nello studio di un talk show televisivo, si ricostruisce la vicenda e la personalità di Ettore Majorana, in un divertentissimo gioco teatrale che mescola commedia, cabaret, teatro di narrazione e documento, il tutto rigorosamente sottoposto al filtro dell’ironia.

Un caso storico scottante che, come ormai siamo abituati a vedere nella ritualità televisiva, diventa un argomento da talk show.

Dalle note di regia:

Lo spettacolo nasce da tre stimoli concomitanti: la lettura de “La scomparsa di Majorana” di Leonardo Sciascia, la centralità del dibattito scienza-etica sul fronte della genetica, della tecnologia, dell’energia, e la ricorrente questione della cultura televisiva con le sue ricadute sulla civiltà complessiva del paese.

Il caso Majorana si propone come significativa traccia per affrontare tutti questi temi ed offrire, attraverso il racconto scenico, una possibile lettura dello stato di salute del Paese. Siccome il nostro gruppo è formato da giovani commedianti, la prospettiva non poteva che essere nel segno della commedia. E allora la scelta è venuta naturale: partire dalla coda, ovvero dalla TV.

Mettere insieme un po’ di Chi l’ha visto, un po’ di Porta a Porta, un po’ di Vita in diretta e costruire un contenitore televisivo, che si qualifica per alcune caratteristiche inclinazioni: l’inclinazione a mischiare il reale col virtuale, l’informazione col pettegolezzo, la cultura con la sottocultura, l’inchiesta con lo scoop – vero o presunto – la storia con la cronaca, la testimonianza col piano bar.

Il passo successivo è stato inserire in questo frullatore informativo un argomento serio, problematico e inquietante, come appunto, la scomparsa di Majorana, ed assistere alla progressiva trasformazione di genere del tema inserito.

Il frullatore inghiotte il caso – con tutte le sue implicazioni storiche, scientifiche, etiche, filosofiche, umane – lo impasta con l’inevitabile esigenza divulgativa (leggi: renderlo appetibile alla casalinga di Voghera), con l’irrinunciabile ricorso alla compagnia di giro degli esperti (leggi: storico, opinionista, psicologo, testimone diretto…), con la costante preoccupazione di alleggerire per non perdere ascolto presso le fasce deboli (leggi: introduzione del comico di Zelig o della cantante di bella presenza o del protagonista del reality di prima serata), con l’imprescindibile necessità di provocare reazioni emotive per non far scendere la curva dell’attenzione (leggi: fomentare liti in diretta, introdurre filmati scioccanti, trasformare gli ospiti in macchiette), poi il frullatore metabolizza il tutto e, infine, lo espelle: modificato in programma televisivo.

Lo spettacolo tende ad essere divertente nelle battute, travolgente nel ritmo, leggero nei toni, ma morde e disegna in filigrana il ritratto di un paese che, dal fascismo in poi, conserva alcuni vizi ed alcune debolezze congeniti, che oggi trovano la loro consacrazione nel cinismo, nella spregiudicatezza e nella superficialità del rituale televisivo.

Il testo e la messa in scena mirano a restituire il carattere ibrido del prodotto televisivo, inventando, con la complicità di un gruppo di attori abili e intelligenti, un genere teatrale altrettanto ibrido con continue interferenze tra commedia, cabaret, teatro di narrazione e di documento. Il tutto rigorosamente sottoposto al filtro dell’ironia. Un genere dal sapore curioso, non riassumibile in una definizione precisa, anzi, soggetto a continui sconfinamenti e ribaltamenti di tono, governati da attori con un sicuro centro di gravità.

Ma è ambizione e comune impegno professionale del gruppo che apparentemente come un miracolo, in analogia a quanto accade nelle serate televisive – per germinazione spontanea tra immondizia e detriti – passi per schegge, per frammenti, la profondità della storia di partenza e anche un ritratto dell’inquieto scienziato scomparso che, emergendo tra i lazzi del teatro e le gaffe, i rituali, i tic assunti dalla televisione, s’imponga alla partecipe e commossa attenzione del pubblico.

Insomma la nostra vuole essere un’operazione sottile, proposta con umile facilità, una facilità appresa dai grandi maestri del comico, da Shakespeare a Campanile, a Petrolini, a Brecht, ai quali ogni giorno rivolgiamo il nostro devoto pensiero di gratitudine.

Marco Simeoli

Con la supervisione artistia di Gigi Proietti, a  dare vita a questo “Show” sul palcoscenico ci  saranno:

Marco Simeoli – Il conduttore

Edoardo Baietti – Segretario inetto e raccomandato

Sebastiano Colla – Enrico Fermi

Andrea Giuliano – Prof. Doorfman, psichiatra

Stefano Messina – Edoardo Amaldi

Nicola D’Eramo – Sen. Arturo Bocchini, capo della Polizia fascista

Claudio Pallottini – Prof. Ricci, storico

Cristina Pellegrino – Laura Fermi e la zia di Ettore

Carlotta Proietti  – La cantante

Elena Lo Forte – La cantante

Cristina Pensiero – Felicia, velina 

Andrea Bianchi- Il pianista

 

Teatro de’ Servi

Roma – Via del Mortaro 22 (ang. Via del Tritone)

Info: 06.6795130

ORARIO SPETTACOLI: DA MARTEDI A VENERDI ORE 21 – SABATO ORE 17.30 E 21 – DOMENICA ORE 17.30