Al Teatro Argentina di Roma dal 27 febbraio “Antigone” di Sofocle regia di Federico Tiezzi

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Sandro Lombardi e Lucrezia Guidone

Dopo il felice esito del Calderón di Pier Paolo Pasolini, (Premio Ubu 2016 per la migliore regia), Federico Tiezzi firma una nuova monumentale produzione per il Teatro di Roma, Antigone di Sofocle, con protagonisti Sandro Lombardi e Lucrezia Guidone, in prima nazionale dal 27 febbraio al 29 marzo al Teatro Argentina, dritti al cuore dello scontro tra l’eroina, che si fa portatrice dei valori della legge naturale, e Creonte, che rappresenta la legge degli uomini.

Accanto ai due protagonisti, Lombardi (Creonte) e Guidone  (Antigone) il cast composto da: Ivan Alovisio (Emone), Francesca Benedetti (Tiresia), Marco Brinzi (Coro), Carla Chiarelli (Coro), , Lorenzo Lavia (Corifeo),  Francesca Mazza (Coro /Euridice), Annibale Pavone (Coro/Messaggero), Federica Rosellini (Ismene), Luca Tanganelli (Coro /Ragazzo), Josafat Vagni (Messaggero), Massimo Verdastro (Guardia)

Ricollegandosi alla visionarietà pittorica del pasoliniano Calderón, Federico Tiezzi, coadiuvato dalle scene di Gregorio Zurla, dai costumi di Giovanna Buzzi, dalle luci di Gianni Pollini, ambienta il dramma in una sorta di ospedale-obitorio, dove due donne, Antigone e Ismene, spinte dal sentimento della pietà, sono venute per trafugare il corpo del fratello, portarlo via e seppellirlo. I letti sono occupati da cadaveri, la guerra tra Tebe e Argo si è appena conclusa ed ecco che i corpi dei cadaveri prendono vita: il coro è infatti composto da questi morti da poco risorti, tornati in vita per obbedire a Creonte, re condottiero metafisico e politico angosciato che, sospeso a mezz’aria sul suo trono, domina sui morti e sui vivi.

 

Lorenzo Lavia e Sandro Lombardi

Antigone, uno dei massimi capolavori che ci abbia lasciato la grande cultura di Atene, rappresentata per la prima volta durante le Grandi Dionisie di Atene nel 442 a.C., si riallaccia al ciclo tebano di Edipo e dei suoi discendenti. Al cuore della tragedia lo scontro tra Antigone e Creonte: da un lato i valori religiosi e gli affetti del clan familiare, dall’altro le esigenze dell’ordine pubblico. La figura e i temi sono da sempre attuali, infatti innumerevoli le riscritture, le traduzioni, i melodrammi e i fumetti ispirati alla vicenda: la ragazza che si ribella al potere, perché vuole seppellire il fratello in nome delle leggi religiose e del rispetto del ghenos familiare, è l’eroina che assurge a simbolo di chi rivendica i diritti dei più deboli. L’opera è anche la tragedia di Creonte, l’uomo cui il destino ha affidato il compito di governare e di far rispettare le leggi.

 

Ma se il conflitto principale della tragedia è quello relativo allo scontro sulla sepoltura o meno del corpo di Polinice, e coinvolge principalmente Creonte e Antigone, Tiezzi è molto attento a individuare altri conflitti che arricchiscono e rendono complessa e screziata l’opera. Innanzitutto tra Creonte e Antigone non è solo la questione della tomba di Polinice il motivo del contendere: tra i due scatta un conflitto generazionale, nel quale è la ragazza a sostenere la tesi più arcaica e reazionaria, quella della superiorità delle ragioni religiose su quelle politiche. Tra i due scoppia inoltre una guerra dei sessi: la determinazione di Antigone mette in crisi in Creonte la sua posizione di maschio, come evidenziato da una sua considerazione al figlio Emone: «Bisogna difendere l’ordine costituito – e non permettere che le donne abbiano la meglio su di noi. Se proprio si deve perdere, meglio essere vinti dalla mano di un maschio, senza che si dica in giro che siamo inferiori alle femmine». Infine il conflitto tra Creonte e Tiresia, da un lato la ragion di Stato, dall’altro le arcaiche credenze nella magia e nella divinazione del volo degli uccelli che, insieme al maschilismo di Creonte, ci ricorda quanto la cultura greca, arrivata a noi secondo la lettura romantica dei poeti e filosofi tedeschi tra fine ‘700 e inizi ‘800, tutta apollinea e luminosa, razionale e quasi pre-cristiana, affondi invece le sue radici in una visione del mondo che nella morte vedeva la fine di tutto e non una possibile rinascita («la morte, il destino più atroce» dice Creonte). Riflessioni che permette alla tragedia di essere così inesorabilmente ‘tragica’.

La tragedia greca si incentra sul conflitto tra la giovane Antigone, figlia di Edipo, e lo zio Creonte, fratello di Giocasta, re di Tebe. Dopo che i fratelli Eteocle e Polinice si sono uccisi a vicenda (Eteocle lottando per la patria, Polinice da traditore), Creonte stabilisce grandi onoranze funebri per il primo e decreta di lasciare insepolto il corpo del secondo. Antigone, rifacendosi alla legge non scritta del sangue, decide di disobbedire e di dare pietosa sepoltura al corpo del fratello. Scoperta, la giovane viene condannata da Creonte a essere imprigionata a vita. Tuttavia, spinto dalle cupe profezie dell’indovino Tiresia e dalle suppliche del Coro, Creonte acconsente a liberarla. Ma è ormai tardi e la catena di sciagure si è avviata: la ragazza si impicca, Emone, figlio di Creonte e promesso sposo di Antigone, sceglie anche lui il suicidio e così fa Euridice, la moglie di Creonte, che resta solo a meditare sui propri errori.

 

INFO TEATRO DI ROMA _ Largo di Torre Argentina, Roma

Biglietteria: tel. 06.684.000.311/314 _ www.teatrodiroma.net _ Biglietti: intero 40€ _ ridotto 12€

Orari spettacolo: prima ore 21 _ martedì e venerdì ore 21 _ mercoledì e sabato ore 19 – giovedì e domenica ore 17