Al cinema ‘Il banchiere anarchico’, di Giulio Base, dal racconto di Fernando Pessoa

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Presentato all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, è uscito nelle sale il film di Giulio Base ‘Il banchiere anarchico’, tratto dal racconto di Fernando Pessoa e interpretato da Giulio Base e Paolo Fosso.

Scritto dal geniale poeta portoghese nel 1922 e tradotto in più di cento lingue in tutto il mondo, questa è la prima volta che il racconto di Pessoa viene adattato per il grande schermo.

SINOSSI

Alla fine di una cena nel suo disadorno palazzo blindato, un potentissimo banchiere celebra frugalmente il suo compleanno.
La ricorrenza si fa occasione per soddisfare le curiosità dell’unico commensale (e forse unico amico) riguardanti la sua misteriosa ma irresistibile ascesa verso un’enorme ricchezza.
Figlio del popolo, il banchiere sostiene che quel suo impero economico trae origine da una volontà di lotta sociale evoluta, che va condotta in solitudine, ma non per questo meno radicale dell’ideologia di quelli che si professano anarchici duri e puri.
Sostiene il banchiere che l’atto dell’isolarsi è l’unico modo per condurre una vera vita rivoluzionaria, per una militanza politica superiore a quella dei suoi vecchi compagni di ribellione che lui oggi apostrofa come “le puttane della dottrina libertaria”.
L’uomo stordisce l’ospite con una colta esposizione sofistica intrisa di idee incendiarie contro le ingiustizie della borghesia e di denunce feroci nei confronti della strapotenza del veleno mortale che mina dall’interno la nostra libertà: il denaro.
Denaro che il banchiere ha incamerato senza scrupoli e senza regole. Per essere libero, sostiene. Senza vergogna.

NOTE DI REGIA, DI GIULIO BASE:

“Pur con trentacinque anni di lavori alle spalle (alcuni dignitosi, altri meno) vivo ‘Il Banchiere Anarchico’ come un’opera prima. E’ il film che avrei sempre desiderato fare e finalmente ne ho trovato il coraggio. Ho vagheggiato a lungo la messinscena spoglia e da ragion pura di questo pamphlet fulminante: la Parola in palmo di mano al servizio di concetti sferzanti, primi piani alla logica – ove si possa – e non agli attori, sgombrando il campo da orpelli che potessero frenare l’altezza dei temiL’arte cinematografica ci regala ancora la primitiva meravigliosa possibilità di esporre le inquadrature con dietro un’etica, se lo si vuole, ripulendole dalle scorie, se lo si ritiene. Da cinefilo inesausto amo gli autori così, le loro opere, più delle mie. In questa (per me nuova) ottica di rigore desideravo quindi soprattutto restituire allo spettatore l’impegno di quest’ossimorico titolo. Quello stesso della storia di tutte le società: la storia delle lotte di classe. La borghesia pare essersi misteriosamente eclissata dagli schermi. Nel mio piccolo ho provato a guardare in faccia il potere, per sfidarlo. Senza satira. Senza manicheismo. Fernando Pessoa ci ha insegnato che l’iconoclastia può celarsi dietro modalità sofisticate. Ho umilmente azzardato farne cinema.” (R.B.)