A Milano al Teatro Strehler “L’opera da tre soldi” di Brecht

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Dal 19 aprile all’11 giugno 2016 torna a Milano dopo oltre 40 anni, al Piccolo Teatro Strehler, “L’opera da tre soldi” di Bertolt Brecht/Kurt Weill, nuova produzione del Piccolo, per la regia di Damiano Michieletto. In scena, per un totale di 45 recite, un cast d’eccezione formato da attori che sanno coniugare parola e musica, tra i quali Marco Foschi nel ruolo di Mackie Messer, Rossy De Palma in quello di Jenny delle Spelonche e Peppe Servillo, Peachum.

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Con l’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi sono in scena (in ordine alfabetico) Martin Ilunga Chishimba, Luca Criscuoli, Jacopo Crovella, Giandomenico Cupaiuolo, Lorenzo Demaria, Rossy De Palma, Pasquale Di Filippo, Margherita Di Rauso, Marco Foschi, Sergio Leone, Lucia Marinsalta, Daniele Molino, Sandhya Nagaraja, Matthieu Pastore, Stella Piccioni, Maria Roveran, Peppe Servillo, Claudio Sportelli, Giulia Vecchio, Sara Zoia.

Peppe Servillo e Marco Foschi
Peppe Servillo e Marco Foschi

L’Opera da tre soldi è rappresentata in tutto il mondo – spiega Damiano Michieletto – Solo nella prossima stagione, oltre alla nostra, ne saranno prodotte edizioni a Vienna, in Germania, in Francia, a Salisburgo… Come dire, i termini di paragone con cui confrontarsi, per un regista, sono numerosissimi, ma soprattutto in continuo divenire, poiché inesauribili sono i tentativi di approccio a quest’unicum della storia del teatro occidentale». La storia dei Peachum, di Jenny delle Spelonche, di Macheath detto Mackie Messer e di tutta la varia umanità protagonista dell’Opera da tre soldi è tratta dalla Beggar’s Opera, L’opera del mendicante, che l’inglese John Gay scrisse nel 1728.

Marco Foschi e Rossy De Palma
Marco Foschi e Rossy De Palma

Al Piccolo di Milano si ricordano i due allestimenti di Strehler: nel 1956 con Tino Carraro, Mario Carotenuto e Milly e nel 1972 con Domenico Modugno, Milva, Giulia Lazzarini e Gianni Agus.

Maria Roveran e Marco Foschi
Maria Roveran e Marco Foschi

Com’è “L’Opera da tre soldi” di Damiano Michieletto? «Proprio perché il testo, in partenza, si presta a essere letto da tanti punti di vista – penso a chi si è inserito nel solco tracciato dal marxista Brecht e a chi, all’opposto, ha scelto il puro entertainment del musical di Broadway – la mia idea è mettere l’Opera sotto processo, guardarla sotto una lente d’ingrandimento. Il fulcro è il processo a Mackie Messer, che diventa il filtro attraverso il quale leggere la storia e al tempo stesso comprenderla. È un tentativo di smontare il racconto e rimontarlo secondo una circostanza precisa, in grado di creare il necessario distacco analitico. Sarà un lavoro sui personaggi svolto su un costante dislivello recitativo, dove la canzone crea un’ulteriore e prepotente spaccatura con il tessuto e le circostanze della vicenda».

Damiano Michieletto, veneziano, nato nel 1975, ha studiato regia alla Paolo Grassi di Milano. (R.B.)

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