A Milano al Teatro Elfo Puccini ‘Trilogia dell’essenziale’

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Dal 15 al 20 ottobre 2019 al Teatro Elfo Puccini di Milano va in scena “Trilogia dell’essenziale”, con Marco Vergani, drammaturgie originali di Valentina Diana, scene, costumi e direzione creativa di Milena Mancini, regia di Vinicio Marchioni.

  • Il 15 ottobre alle 19.30 “L’eternità dolcissima di Renato Cane”
  • Il 16 ottobre alle 19.30 “La nipote di Mubarak”
  • Dal 17 al 20 (giov, ven e sab ore 19.30, dom ore 15.30) “Una passione”

Tre monologhi di drammaturgia contemporanea scritti da Valentina Diana interpretati dallo stesso attore, Marco Vergani, con le idee sceniche, i costumi e la direzione creativa di Milena Mancini, con la regia di Vinicio Marchioni.

Tre monologhi, stessa autrice, stesso attore, stesso spazio pressoché vuoto: L’eredità dolcissima di Renato Cane, Una passione, La nipote di Mubarak. Testo, attore, qualche elemento scenico e il pubblico. L’essenziale per fare teatro. I tre monologhi sono indipendenti l’uno dall’altro. Ognuno ha una drammaturgia propria, un inizio, uno svolgimento e una fine. Una propria idea scenica e i tre protagonisti dei tre monologhi sono tre personaggi diversi.

Quello che lega la trilogia è l’indagine sulla solitudine, sull’alienamento dell’essere umano contemporaneo, sulla sua percezione della vita e della morte; un’indagine di cui sono protagonisti, loro malgrado, personaggi “ultimi”, “invisibili”. I monologhi hanno in comune anche la scrittura funambolica, grottesca, graffiante, cinica, tragicomica di Valentina Diana; lo spazio pressoché vuoto in cui si svolge l’azione; lo stesso attore a interpretarli; la ricerca dell’essenzialità per metterli in scena; le regie fondate sul paradosso del monologo teatrale, che indagano le possibilità di dialogo, di comunicazione con il pubblico attraverso il lavoro con l’attore, sull’attore e per l’attore.

Il progetto Trilogia dell’essenziale nasce come un rigurgito, come atto di ribellione contro le modalità di produzione e distribuzione teatrale degli ultimi anni. Contro la crisi economica del teatro e per contrastare le difficoltà di sopravvivenza delle produzioni indipendenti. Non ci sono soldi? Torniamo a fare teatro con l’essenziale.

UNA PASSIONE

Un uomo senza nome, un umile attore, si presenta sul palco vuoto con un sacchettino in mano. Nessuna scena, nessuna luce. Il suo compito è pressoché impossibile e lui ne è consapevole: intrattenere, da solo, un pubblico che ha pagato il biglietto per assistere ad un variopinto colossal sulla passione del Cristo con più di trenta interpreti tra comparse e attori. Coi suoi miseri mezzi, la sua poca fede, darà voce ad un vangelo traballante e pieno di dubbi.  Uno sguardo stralunato e tenero sulla crudeltà dell’uomo, sulla banalità del male esemplificata, con parole semplici e senza retorica, dall’esperimento di Milgram. Un vangelo anonimo che narra di un Gesù spericolato, che cammina in bilico, tra salvezza e spavento, come ogni essere umano.

L’ETERNITÀ DOLCISSIMA DI RENATO CANE

Come fai quando una cosa fa paura a tutti, non la vuole nessuno e tutti ne hanno paura? Come fai a venderla? Semplice, basta renderla desiderabile.  Viviamo e ci agitiamo come tragiche formiche in un mondo pieno di incertezze, saturo di domande ma avaro di risposte. Ci aggrappiamo a tutto quello che ci sembra solido: un lavoro, una famiglia, una casa, un divano nuovo, un frigorifero di ultima generazione. Compriamo cose, le desideriamo pensando che forse ci salveranno. Ma più scegliamo, più crediamo, più pianifichiamo, più facciamo sacrifici per guadagnare, più cerchiamo riparo, meno lo siamo. E poi si muore.  La BBBtrombedelsignore ha avuto questa semplice, ma rivoluzionaria intuizione: trasformare la morte stessa in un prodotto, e venderla al suo prezzo come una risorsa, un’illusione di salvezza. L’ultima. 

LA NIPOTE DI MUBARAK 

Nell’epoca dell’informazione istantanea e delle fake news abbiamo l’impressione di conoscere tutto, di sapere tutto con un click sui nostri smartphone. Le nostre coscienze di brave persone sono pacificate dai nostri piccoli grandi gesti di adesione o disapprovazione dei fatti. Abbiamo l’impressione di avere un’idea su tutto. Abbiamo persino l’impressione di esprimere un’idea su tutto. Ma nella realtà tutto accade al di sopra e al di fuori di noi, in un mondo che esiste altrove. Non sul web. Nelle piazze, nelle strade, nelle case, nelle prigioni dove la gente muore davvero. Il mondo ci sfugge, perché lo cerchiamo nel posto sbagliato. La nipote di Mubarak è un titolo civetta per uno spettacolo sulle sparizioni forzate in Egitto, senza l’Egitto. Ambientato in un kebab di Milano. La nipote di Mubarak è una truffa, uno specchietto per le allodole. (R.B.)